
10.12.25 – Un recente studio condotto dall’equipe di Exodus Cassino, in collaborazione con esperti del settore socio-sanitario, ha messo in luce una realtà preoccupante: nel territorio del basso Lazio, in particolare nel comprensorio di Cassino, si stima che circa 1.900 persone convivano con forme di dipendenza patologica senza essere intercettate dai servizi pubblici. Si tratta di una popolazione equivalente a quella di un piccolo comune, “nascosta” all’interno della città stessa — una sorta di comunità parallela, invisibile agli occhi delle istituzioni ma visibile a chi lavora quotidianamente sul campo.
L’analisi si basa su dati ufficiali del Servizio per le Dipendenze (Ser.D.) dell’ASL di Frosinone, che al momento assiste 438 utenti, prevalentemente per problematiche legate a sostanze psicoattive, alcol e gioco d’azzardo. Tuttavia, come indicato da ricerche nazionali dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS, 2023) e dall’Osservatorio Epidemiologico sulle Dipendenze (OED), soltanto tra il 15% e il 25% delle persone con disturbi da uso di sostanze entra in contatto con i servizi specialistici. Applicando questa stima al contesto locale, il numero complessivo di persone in stato di bisogno reale si aggira appunto tra le 1.800 e le 2.000 unità.
Questa sottostima sistemica non è un’anomalia locale: secondo il Rapporto nazionale sulle dipendenze 2024 del Ministero della Salute, in Italia solo 1 utente su 4 con dipendenza da sostanze psicoattive riceve un intervento specialistico tempestivo. Il resto resta invisibile — non per scelta, ma per vergogna, stigma, mancanza di accesso o sfiducia nei confronti delle istituzioni.
Il “decennio perduto”: il ritardo nell’accesso alle cure
Uno dei dati più allarmanti emersi dall’indagine è il tempo medio di latenza tra l’insorgenza del disturbo e il primo contatto con un servizio di cura: circa 10 anni. Questo “decennio perduto”, come lo definiscono gli esperti, rappresenta un periodo cruciale in cui la patologia si cronicizza, le relazioni si deteriorano e il rischio di complicanze psichiatriche, sociali e legali aumenta esponenzialmente.
Studi internazionali, tra cui una meta-analisi pubblicata su The Lancet Psychiatry (2022), confermano che ogni anno di ritardo nell’intervento terapeutico riduce del 7–10% le probabilità di remissione completa, soprattutto nei casi di poliassunzione (uso combinato di alcol, cannabis e psicofarmaci non prescritti).
Il laboratorio sociale di piazza Labriola: dati diretti dalla strada
Per comprendere più a fondo le dinamiche che alimentano questa “città sommersa”, sabato 6 dicembre 2025 Exodus Cassino, insieme all’Unità Mobile Territoriale dell’ASL di Frosinone e al gruppo scout AGESCI locale, ha allestito un presidio itinerante in piazza Labriola — un’area nevralgica della vita notturna giovanile.
In sole due ore, sono stati coinvolti 259 giovani, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, in un’indagine partecipata basata su colloqui informali strutturati. I risultati evidenziano una dicotomia percettiva radicata:
- Il 48% riconosce l’uso di sostanze e alcol come un problema reale e crescente, legato a fattori come solitudine, ansia e pressione scolastica;
- Il 36%, però, lo considera un comportamento normale, parte integrante della socializzazione giovanile;
- L’80% percepisce il gioco d’azzardo come “molto” o “abbastanza diffuso” tra i coetanei — un dato che si allinea con i trend nazionali: secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM, 2024), il 12,3% dei giocatori online ha meno di 25 anni, e quasi 1 su 5 dichiara di aver giocato per la prima volta prima dei 18 anni.
Significativo, inoltre, il ruolo del contesto relazionale: non si tratta più di ricerca di trasgressione, come accadeva negli anni ’90, ma di un uso funzionale — per “stare al passo”, per superare l’imbarazzo in contesti sociali, per attenuare sintomi di ansia non diagnosticata. Questo conferma quanto osservato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2023: le nuove generazioni mostrano un aumento del 35% nei disturbi d’ansia correlati a prestazioni sociali, con un conseguente ricorso a sostanze come “regolatori emotivi” non prescritti.
Le risposte attuali: tra sicurezza e prevenzione
Di fronte a questa emergenza, l’amministrazione comunale ha recentemente potenziato il sistema di videosorveglianza nei parchi cittadini, con l’obiettivo dichiarato di contrastare lo spaccio al dettaglio. Tuttavia, come evidenziato da un report della Fondazione Umberto Veronesi (2025), interventi esclusivamente repressivi tendono a spostare — non a ridurre — il problema: le reti di microspaccio si adattano rapidamente, migrando verso luoghi meno controllati (aree private, abitazioni, chat criptate).
Al contrario, i dati raccolti in piazza Labriola indicano che la domanda reale dei giovani non è di maggiore controllo, ma di spazi di ascolto autentici. Il 71% degli intervistati ha espresso il desiderio di:
- Incontri con testimoni diretti (ex utenti in percorso di recupero, coetanei che hanno superato crisi);
- Sportelli di ascolto psicologico attivi nelle scuole, con professionisti esterni e non legati alla valutazione accademica;
- Laboratori di empowerment sociale, non basati su messaggi moralistici (“dire no alle droghe”), ma su competenze pratiche: gestione dello stress, comunicazione assertiva, riconoscimento dei segnali d’allarme.
Come sottolinea il neuropsichiatra infantile Prof. Marco Solmi (Università di Padova, 2024), “la prevenzione efficace non insegna cosa non fare, ma offre strumenti per essere, relazionarsi e sentirsi sicuri senza bisogno di sostanze”.
L’Unità di Strada: un modello replicabile
L’esperienza dell’Unità Mobile dell’ASL di Frosinone, attiva dal 2019, si è rivelata particolarmente efficace proprio perché basata su un approccio low-threshold — ovvero senza barriere burocratiche, giudizi morali o obbligo di astinenza immediata. Gli operatori non chiedono documenti né impongono percorsi standardizzati: ascoltano, informano, accompagnano — anche solo per un caffè.
Questa metodologia, ispirata ai modelli scandinavi (in particolare al progetto Fixpunkt di Stoccolma), ha dimostrato un tasso di engagement terapeutico 3,2 volte superiore rispetto ai canali tradizionali (dati European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, EMCDDA, 2023).
Come dichiara un operatore durante il presidio: «Non abbiamo incontrato indifferenza. Abbiamo incontrato silenzi carichi di domande, sguardi che chiedevano: ‘E se qualcuno finalmente mi vedesse?’».
Conclusioni: dalla retorica alla relazione
Il fenomeno delle dipendenze nel Cassinate — come in molte aree del Sud Italia — non è un’emergenza isolata, ma il sintomo di un più ampio deficit di capitale relazionale: mancanza di spazi aggregativi non mercificati, riduzione dei servizi di prossimità, aumento della precarietà esistenziale tra i giovani.
La sfida non è solo sanitaria, ma culturale: richiede un cambio di paradigma, dal “controllo della devianza” alla costruzione di comunità resilienti. E i giovani, come mostra questa indagine, sono pronti a partecipare — a patto che non vengano visti come un problema da gestire, ma come attori legittimi del cambiamento.
Come recita un principio della Strategia Europea sulle Dipendenze 2025–2030: «La prevenzione che funziona non parla ai giovani. Parla con i giovani — e ascolta più di quanto interviene».
Fonti consultate e integrate (aggiornate al 2025):
- Istituto Superiore di Sanità (ISS), Rapporto annuale sulle dipendenze, 2024
- Ministero della Salute, Linee guida per interventi di riduzione del danno, 2023
- EMCDDA, Mobile Outreach Services in Europe: Best Practices, 2023
- OMS, Mental Health of Adolescents, Technical Report, 2023
- ADM, Report statistico annuale sul gioco d’azzardo, 2024
- Fondazione Umberto Veronesi, Prevenzione efficace: oltre lo slogan, 2025
- The Lancet Psychiatry, Time to treatment and long-term outcomes in substance use disorders, meta-analisi, 2022
- Strategia UE sulle Dipendenze, COM(2024)
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