La storia del glifosato per fumigare le piantagioni di coca


L’Italia, dopo che, un anno fa l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha classificato il glifosato, un potente erbicida, come “probabilmente cancerogeno”, ha deciso di opporsi al rinnovo dell’autorizzazione dell’UE (scade a giugno 2016) a impiegarlo per altri 15 anni ed è decisa a chiedere l’eliminazione della sostanza entro il 2020. Circa venti anni fa, in Colombia, come esperto antidroga della polizia di stato, ho assistito, più volte, all’uso di tale sostanza nelle fumigazioni di piantagioni di coca, per distruggerla naturalmente. E’ dal 1972, in realtà, che in Colombia si sparge glifosato ( si tratta di una molecola di aminoacido di glicina con un atomo di fosforo, in commercio noto come Roundup) sulle piante di coca utilizzando piccoli aerei o, manualmente, impiegando poliziotti dell’antidroga muniti di un contenitore portato a spalla con una pompa a mano per la diffusione dell’erbicida. Sin da quella data il Ministero della Sanità colombiano aveva consentito l’uso legale del glifosato, purché si adottassero tutte le misure idonee ad evitare danni alla salute umana, riconoscendone, quindi, le potenzialità velenose. L’utilizzo, via aerea, del glifosato, in quel paese, aveva determinato a quei tempi gravi problemi di ordine pubblico nelle zone del Guaviare e del Putumayo (dove sono concentrate, ancora oggi, estese coltivazioni di coca), sfociate in rivolte popolari dei campesinos, che denunciavano danni non solo alle altre colture colpite dall’erbicida, ma anche agli animali da allevamento e alle persone. Oltre a Greenpeace, che si è sempre opposta fermamente all’uso del glifosato in tutto il  mondo, sottolineandone la tossicità accertata anche scientificamente, nel lontano 1984 l’ong Penica de Sabila sottolineava gli effetti nocivi sull’uomo consistenti in dermatiti, infiammazione agli occhi e alle mucose del sistema respiratorio.

Lo stesso anno, il Department of Food and Agriculture della California, denunciava che il glifosato era una delle principali cause di gravi dermatiti e, alcuni anni dopo, (1989) l’American Medical Association lanciava l’allarme sul grave inquinamento dei corsi d’acqua causato dall’ erbicida. Eppure, nel 1993, l’Agenzia americana per la protezione del medio ambiente qualificava come non tossico il glifosato e parlava, con riferimento alla dose di rischio giornaliera, di maggiore pericolosità dell’aspirina, del sale, della caffeina e nicotina. Il consiglio di non diserbare con il glifosato in giornate ventose per evitare fenomeni di deriva sulle colture vicine era già a quei tempi contenuto in diverse pubblicazioni specializzate italiane. Ricordo che, solo a fine ottobre 1995, un anonimo medico, direttore scientifico dell’ospedale di Villavicencio, denunciava l’aumento dei casi di tumore nella popolazione contadina delle regioni del Guaviare e Meta. La replica, seccata, fu del capo della polizia antinarcotici, secondo cui le critiche sull’uso del glifosato erano finalizzate a frenare l’azione del governo nella distruzione delle coltivazioni di coca. Erano gli americani a rifornire di glifosato i piccoli aerei che, dotati di appositi diffusori sulle ali, sorvolavano, a bassa quota, le zone precedentemente individuate,  ripetendo tali operazioni più volte per ottenere il risultato di seccare le piante di coca. Ricordo anche alcuni “rustici” sistemi adottati dai contadini per salvarle, come quello di bagnare le foglie con una miscela preparata di agrimin e acqua di panela per aumentare la resistenza della pianta all’azione erbicida. Ci fu, in realtà, anche un’azione collettiva dei campesinos che presentarono un ricorso al tribunale amministrativo con cui chiedevano la sospensione delle indiscriminate irrorazioni, invocando la violazione dei diritti collegati al godimento dell’ambiente naturale.

La vicenda si concluse con una ordinanza del Consiglio di Stato che riconosceva la legittimità della diffusione aerea del glifosato, a patto che venisse realizzata in modo non indiscriminato per la salute umana e la salubrità ambientale. Indicazioni, in realtà ignorate.  Fatto sta che nel maggio 1996 l’ambasciatore americano in Colombia, Frechette, invitato a Medellin in un incontro pubblico con il governatore di Antioquia Uribe Velez (destinato, poi, a diventare Presidente della Repubblica) annunciava l’imminente sperimentazione di un nuovo erbicida meno tossico del glifosato e, quindi, ne riconosceva la pericolosità. Dopo la commercializzazione di altri prodotti, proposti e pubblicizzati come sostituti del glifosato (Velpar, Bromacil), si arriva al giugno 1997, quando il Consiglio Nazionale degli Stupefacenti approva l’uso dell’Imazapyr, in sostituzione del glifosato. Poi, negli anni seguenti, probabilmente cedendo a forti interessi economici dei produttori del glifosato ( se ne producono oltre 800mila tonnellate in tutto il mondo), si è tornati al suo utilizzo nella convinzione che non arrecasse apprezzabili danni alla salute dell’uomo. E qualcuno, in Colombia, ricorda ancora la sceneggiata in pubblico, agli inizi del 1995, mentre infuocavano le polemiche sul glifosato, di Fernando Botero, allora ministro della difesa e figlio del famoso pittore e scultore, che si lasciò cospargere di erbicida per dimostrare la sua innocuità. In Italia, il glifosato è ancora oggi uno degli erbicidi più utilizzati nell’agricoltura. Ancora per poco, speriamo, stando alle recentissime dichiarazioni del nostro ministro delle politiche agricole Martina.

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).