In Italia non esistono indagini statistiche dirette utili ai fini della stima del valore degli aggregati economici associati al consumo di sostanze stupefacenti. Come in altri Paesi europei, anche in Italia si evidenzia una situazione di scarsa disponibilità e qualità dei dati. Le fonti amministrative fornite dagli organi di polizia, dai ministeri e dalle dogane, gli studi del CNR sull’uso di alcol ed altre sostanze psicoattive nella popolazione, così come le ricerche di associazioni non-profit o universitarie, utilizzano spesso concetti e modalità di rilevazione tra loro molto diverse e non standardizzate. Informazioni che rispondono a degli standard di raccolta dati sulle quantità, i prezzi e i consumatori di droga sono deducibili principalmente dalle due agenzie internazionali European Monitoring Center for Drug and Drug Addiction – EMCDDA e United Nations Organization on Drug and Crime – UNODC, che da molti anni monitorano il mercato della droga per diversi ordini di finalità (in particolare, controllo e prevenzione). Anche in questo caso, tuttavia, la qualità del dato non è del tutto assicurata poiché le rilevazioni sono affidate ai singoli paesi e non è possibile stabilirne il grado di accuratezza. In generale, poiché le attività illegali sono praticate da soggetti con forti incentivi a occultare il proprio coinvolgimento, sia come produttori sia come consumatori, le relative stime sono affette da consistenti margini di errore. Le stime effettuate rilevano che nel 2015 le attività connesse agli stupefacenti sono aumentate rispetto all’anno precedente di oltre un punto percentuale (l’aumento più consistente è associato al consumo di cannabis); rappresentano poco più del 75% del complesso delle attività illegali stimate dalla contabilità nazionale e contribuiscono per circa lo 0,9% del PIL (testo tratto dalla relaziona annuale al Parlamento 2018).
