08-07-20 – In concomitanza con la giornata internazionale contro abuso e traffico di droga che si celebra in tutto il mondo è arrivata, il 30 giugno scorso, anche la relazione annuale della DCSA ( con dati e analisi riferiti al 2019). Un rapporto che ci ricorda come “..la criminalità organizzata (..) continua a trovare nel traffico degli stupefacenti la sua principale fonte di finanziamento (..) con utili che non sono solo di gran lunga i più rilevanti fra quelli generati da qualsiasi altra attività umana, sia lecita che illecita, ma rappresentano anche il più agevole sistema di auto-finanzamento per consentire lo svolgimento di ulteriori attività criminali”.
Considerazioni che fa lo stesso Direttore centrale della DCSA nella prefazione e che dovrebbero indurre i vertici politico-istituzionali, dopo una attenta lettura della relazione, alle conseguenti assunzioni di responsabilità innanzi ad una progressiva “narcotizzazione” e inquinamento criminale del nostro Paese che va avanti da troppo tempo. Un Paese che, lo ricordiamo, è tra quelli democratici ancora “quello più appetibile per i criminali” (cfr. la Relazione conclusiva, approvata all’unanimità, della Commissione Parlamentare antimafia del febbraio 2018), in uno scenario in cui continua a rafforzarsi “..il ruolo egemone della ‘ndrangheta calabrese che dà ulteriormente prova di essere tra i principali broker mondiali nella commercializzazione della cocaina”.
Una mafia che ha aperto, da decenni, proprie “agenzie di rappresentanza” in diversi paesi del Sud America e in altri Continenti, gestendo anche “aree di stoccaggio temporaneo in Europa attesa l’operatività dei propri segmenti radicatisi (..) nelle più ricche regioni della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e del Veneto, ma anche a livello europeo, con particolare riguardo all’Olanda e alla Spagna. Ma non è soltanto la mafia calabrese a dominare il mercato degli stupefacenti. Come si accennava, da noi, c’è spazio per tutti e così alle mafie di “casa nostra” si sono aggiunte diverse organizzazioni e gruppi criminali stranieri che hanno trovato terreno fertile riuscendo a ritagliarsi spazi nel redditizio mercato degli stupefacenti.
E’successo con le consorterie albanesi nel traffico di marijuana e cocaina, con quelle marocchine che gestiscono il traffico di hashish “in regime di quasi monopolio”, con i gruppi criminali nigeriani alcuni dei quali hanno assunto le caratteristiche tipiche delle mafie, con altri gruppi e bande della criminalità africana. E sulla criminalità nigeriana, sulla quale già la DIA, nella sua ultima relazione del primo semestre del 2019, aveva riservato particolare attenzione ( un focus di ben trentasei pagine), la DCSA fa alcune interessanti considerazioni relative alle rimesse di denaro in Patria che certamente potranno ( dovranno) essere suscettibili degli opportuni approfondimenti investigativi.
Viene rilevato, infatti, che i poco più di 51mila di nigeriani residenti nelle regioni della Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sicilia, avevano trasferito all’estero nel 2018, senza transitare su conti di pagamento intestati all’ordinante o al beneficiario, poco più di 40 milioni di euro, una somma straordinariamente superiore ai circa 11 milioni di euro dell’anno prima.
L’incremento maggiore di tali rimesse si è annotato in Veneto con un più 312,04% rispetto al 2017, seguito dalla Sicilia con un 244,71%, dall’Emilia Romagna con 228,96% e dalla Lombardia con 170,48%. Se, poi, si scende nel dettaglio delle singole città di queste regioni sono davvero sorprendenti i dati relativi, per esempio, di Catania e di Palermo ( territori in cui la c.o. nigeriana è particolarmente presente e dove i nigeriani residenti non sono più, rispettivamente, di un migliaio), si siano avuti incrementi negli anni suindicati di rimesse all’estero, in particolare verso la Nigeria, addirittura del 315% e del 272%.
Anche a Padova un incremento notevole di rimesse ( poco più di 4mila i nigeriani presenti nel capoluogo) passate dai circa 1,5 milioni di euro del 2017 ai quasi 7milioni dell’anno dopo ( è nota anche da queste parti la presenza di cellule della c.o. nigeriana dedite al narcotraffico e allo sfruttamento della prostituzione). In Emilia Romagna, poi, si son dati molto da fare i 419 nigeriani residenti che nel 2018 sono riusciti ad inviare all’estero 1,2 milioni di euro con un incremento record dell’861,11% rispetto al 2017. Denaro consistente in “trasferta” anche nelle province di Bologna e di Ravenna passate entrambe dai 661 mila euro del 2017 ai 2,1 milioni del 2018, di Forlì-Cesena da 168 mila euro a 857 mila, di Reggo Emilia da 661 mila euro a 1,9 milioni di euro,di Piacenza da 315 mila euro a quasi un milione di euro nel 2018. Elementi che, ci auguriamo, saranno oggetto di attente valutazioni e analisi da parte dei settori specialistici della Guardia di Finanza per verificare la provenienza di tale denaro.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
