10-07-20 – Possibili disturbi correlati all’uso di cannabis sono numerosi e ben documentati: deficit cognitivi, dipendenza, depressione, disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia. Tuttavia l’aspetto forse più urgente della questione è l’insorgenza di episodi psicotici. Eppure l’unica narrazione corrente è quella del “nessun pericolo”.

Facciamo il punto: Ieri mattina, al bar, un uomo ben vestito sulla sessantina di fronte al malumore del gestore che lamentava alcune difficoltà conseguenti alle nuove norme sanitarie, ha esordito ad alta voce con una frase scherzosa ed emblematica: “Adesso ci facciamo tutti una bella canna, così poi stiamo meglio”. Marijuana, cannabis, erba, hashish sono parole che negli ultimi anni sono entrate nel nostro vocabolario in modo subdolo e pericoloso. Quando si sente parlare di canne si pensa a una cosa (quasi) normale. Molti genitori di figli adolescenti preferiscono non intervenire. Sanno e non sanno. Sanno, ma preferiscono non pensarci. La considerano, tutto sommato, il minore dei mali, fino a che, forse qualcuno, non è costretto ad aprire gli occhi.

Carlo Fraticelli, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Lariana, e Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni e Centro Nazionale Tossicologico dell’Istituto Maugeri di Pavia lavorano ormai da anni in stretto contatto. Perché? Il collegamento tra uso di sostanze psicoattive e emergenze psichiatriche è spaventoso. “Tra i giovani che arrivano al pronto soccorso psichiatrico, trovare qualcuno che non abbia THC (delta-9-tetraidrocannabinolo, uno dei maggiori principi attivi della cannabis) nel corpo è diventata una rarità”, afferma Fraticelli.

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