26.02.21 – Non ci sono grosse novità, rispetto a quanto annotato nel passato più recente, nella ultima relazione della DIA presentata giorni fa in Parlamento dalla ministra dell’interno Lamorgese relativamente alla presenza in Italia della criminalità straniera. Il resoconto che è sempre molto circostanziato, si riferisce alle attività svolte e ai risultati conseguiti nei primi sei mesi del 2020 e riserva la consueta attenzione anche alle varie compagini criminali straniere che da tempo si sono insediate in molte regioni italiane assumendo, in alcuni casi, anche le connotazioni tipiche dell’organizzazione e dell’agire mafioso riconosciute da numerosi pronunciamenti giudiziari.
A cominciare da alcuni gruppi cinesi, dai cults nigeriani e, per ultimo, da una compagine di matrice romena ( anche la criminalità albanese è sulla buona strada per conseguire tale “riconoscimento”). L’analisi della DIA sottolinea come il “core business” dei gruppi criminali stranieri in Italia sia incentrato soprattutto sui traffici di stupefacenti ma come sia “significativo, per dimensioni e pericolosità, anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finalizzato all’avvio di donne alla prostituzione” – nel nostro Paese la domanda per tale “servizio” è sempre molto alta – senza trascurare “il traffico di armi e di merce contraffatta nonché i reati contro il patrimonio”. Una presenza in quasi tutte le regioni ( esclusa la Calabria dove la ’ndrangheta –come sottolinea la DIA – non consente il radicamento di gruppi criminali stranieri competitivi o, addirittura, concorrenziali), con una predisposizione, nelle zone del centro-nord, a muoversi indipendentemente dalla criminalità nostrana e, anzi, in talune circostanze ad assumere addirittura ruoli egemoni “..in ambiti territoriali più o meno estesi..” operando con la delinquenza nazionale anche “.. su un piano paritetico o come intermediario nella fornitura di merci e servizi”.
Atteggiamento ben diverso nelle regioni del sud dove le “..le consorterie etniche operano in via subordinata, ovvero con l’assenso della mafia locale ( per esempio i nigeriani nella zona del casertano territorio dominato dal clan camorristico dei Casalesi o nel quartiere palermitano di Ballarò controllato da Cosa nostra- ndr) talvolta attraverso la dazione di un quantum”. Ci sono, inoltre, gruppi della criminalità organizzata straniera ai quali non è stata ancora riconosciuta l’aggravante mafiosa come per quelli provenienti dai Balcani e dai Paesi ex Urss. Così, agli interessi della criminalità “russofona” per il narcotraffico si sommano quelli per i reati predatori della criminalità balcanica e georgiana, quelli del contrabbando di prodotti petroliferi per i gruppi dell’est Europa, quelli delle organizzazioni balcaniche nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
Uno scenario criminale, dettagliatamente descritto nella suddetta relazione con il riepilogo delle più importanti operazioni delle forze di polizia contro le varie “specializzazioni criminali”. Uno scenario nel quale si muovono a loro agio anche sodalizi criminali di origine nord-centro africana (anche per questi il traffico/spaccio di stupefacenti hanno la prevalenza sulle altre attività), organizzazioni multietniche di matrice pakistana (traffico di eroina e tratta di esseri umani spesso finalizzata allo sfruttamento della manodopera), gruppi di provenienza filippina e bangladese (specializzati nel traffico e spaccio di metamfetamine), sodalizi sudamericani che in combutta con altri gruppi stranieri ed italiani gestisco i traffico di droga (cocaina) provenienti dall’America Latina. Non mancano gruppi criminali a composizione multietnica tra i quali emergono per “laboriosità” e “puntualità” quelli albanesi che hanno mostrato, negli anni, “la maggiore propensione e capacità a cooperare con gli italiani”. Una situazione generale criminale nel nostro Paese destinata a peggiorare ulteriormente con quel processo di espansione delle narcomafie.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
