
04.10.23 – L’Internet Addiction Disorder (IAD) ha ricevuto una certa attenzione da parte della comunità scientifica, probabilmente anche a causa dell’aumento esponenziale della tecnologia nella vita quotidiana.
Sono quasi 4,54 miliardi le persone che oggi sono connesse a Internet e, circa la metà della popolazione mondiale, 3,8 miliardi sono gli utilizzatori quotidiani dei social network (+9% rispetto al 2019). In Italia sono quasi 50 milioni i soggetti online ogni giorno e 35 milioni quelli attivi sui canali social.
Oltre 80 milioni di smartphone per una popolazione residente di 60 milioni.
È di 1 milione la quota delle persone connesse ad Internet per la prima volta nel corso del 2020, un incremento del 2,2% che ci fa superare la soglia dei 50 milioni. Ancora più importante l’aumento sul fronte piattaforme social: oltre 2 milioni di nuovi utenti, un incremento quasi del 6% che fa raggiungere quota 41 milioni.
Gli smartphone sono presenti nelle tasche e nelle mani del 97% di noi, mentre 3 persone su 4 utilizzano computer desktop o laptop.
Lo scenario per quanto riguarda i comportamenti sulle piattaforme social mostra un incremento del 4% nelle interazioni, le persone che dichiarano di aver partecipato attivamente al dialogo online, saltando dall’81% del 2020 all’85% nel 2021.
Fin dalla sua comparsa nella letteratura scientifica, questo fenomeno è stato accompagnato da vivaci dibattiti sulla sua definizione e concettualizzazione.
Si discute molto sul fatto che le persone siano dipendenti da Internet stessa o dalle attività realizzate nell’ambiente Internet, e se utilizzare il termine dipendenza da Internet o dipendenze da attività online specifiche come il gioco online o la dipendenza dal sesso virtuale.
Il gruppo di lavoro del DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition) ha esaminato più di 240 articoli trovando similitudini comportamentali tra gioco su Internet, disturbo da gioco d’azzardo e disturbo da uso di sostanze (APA, 2013), ciò ha consentito di inserire, per la prima volta, nella Sezione III “Condizioni che necessitano di ulteriori studi” i criteri diagnostici per il disturbo da gioco su Internet, anche se viene sottolineato che non esistono evidenze sufficienti per giustificare la sua inclusione nella categoria diagnostica dei disturbi da addiction.
La dipendenza da Internet comprende aspetti differenti a seconda del tipo di attività svolta in Rete: sesso virtuale, relazioni virtuali, gioco online (d’azzardo e non), ed è diffusa non solo tra le nuove generazioni, ma in grande misura anche tra adulti e anziani.
Il rischio è quello di affrontare tutte le relazioni interpersonali in modo surreale e che il suo sovra-utilizzo per la gestione delle relazioni e delle proprie emozioni, si tramuti in una vera e propria dipendenza.
In generale, gli autori sembrerebbero d’accordo sul fatto che la dipendenza da Internet si riferisca a qualsiasi comportamento compulsivo correlato alla Rete che provochi difficoltà nello svolgimento dell’attività lavorativa, nei rapporti affettivi, interferendo con lo svolgimento delle attività quotidiane.
L’evidenza suggerisce che la dipendenza da Internet è più diffusa tra i maschi, tra le persone giovani, tra le persone con un reddito più elevato e coloro che mostrano alcuni tratti di personalità come nevroticismo, impulsività, e solitudine. Depressione e ansia sono anche fattori di rischio comuni per la dipendenza da Internet.
Tuttavia, trascorrere una quantità eccessiva di tempo su Internet non indica necessariamente una problematica.
Come accennato, l’appropriata classificazione di IAD è stata discussa più volte nella letteratura di riferimento.
Alcuni ricercatori hanno collegato questo fenomeno alle dipendenze da sostanze, raggruppandolo insieme all’uso di droghe sostanze e all’abuso di alcol.
Altri hanno collegato IAD al disturbo ossessivo compulsivo o ai disordini del controllo degli impulsi. I diversi nomi dati a questo fenomeno danno l’idea dei vari modi in cui è stato considerato: uso compulsivo del computer, uso di Internet patologico, uso problematico di Internet, dipendenza da Internet, Internet addiction e anche Internetomania.
I termini suggeriscono una tensione tra quelli che vedono il disturbo come un coinvolgimento anormale o patologico nell’uso del computer e coloro che si focalizzano specificatamente sull’uso di Internet.
Allo stesso modo, è possibile ritrovare molte definizioni disponibili per IAD.
Nella letteratura psichiatrica, alcuni autori hanno descritto una serie di utilizzatori compulsivi di computer, l’unico requisito era che i soggetti riconoscessero l’uso compulsivo del computer.
Altri ricercatori hanno ulteriormente affinato la definizione di uso problematico di Internet enumerando criteri operativi che mettano in risalto gli aspetti cognitivi e comportamentali del disturbo, nonché la menomazione caratterizzata da disagio soggettivo e interferenza nel funzionamento sociale o lavorativo.
Questi criteri sono stati modellati su quelli sviluppati da McElroy (1994) per lo shopping compulsivo, considerato da molti come un disturbo del controllo impulsivo.
Diversi studiosi affermano tuttavia che la dipendenza da Internet non può essere classificata come uno specifico disturbo psichiatrico, ma deve piuttosto essere considerata come un sintomo psicologico che può manifestarsi nell’ambito di differenti quadri psicopatologici.
Estratto da Rapporti ISTISAN 22/5 – ISSN: 1123-3117 (cartaceo) • 2384-8936 (online)
di Adele Minutillo, Paolo Berretta
Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Copia integrale del testo si può trovare sul sito fonte, al seguente link.
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