01.08.25 – Il fumo di tabacco continua ad essere la principale causa prevenibile di malattie e mortalità nel mondo.

Nonostante decenni di sforzi, in Italia la percentuale di fumatori si è ridotta solo marginalmente nell’ultimo decennio: dal 20,9% nel 2013 al 19,3% nel 2023 (ISTAT). 
Un segnale chiaro che mostra la necessità di rafforzare le attuali strategie di prevenzione e cessazione.
 
 Il quadro epidemiologico attuale
  • 18,4%: è la media europea dei fumatori giornalieri over 15 anni (Eurostat, 2019)
  • Fino a 14 milioni sono i fumatori in Italia (ISTAT & ISS, 2023–2024)
  • Obiettivo UE: ridurre la prevalenza del fumo al 5%
    entro il 2040 (Europe’s Beating Cancer Plan)

Eppure, i dati italiani mostrano un plateau nella riduzione del numero di fumatori: un segnale che qualcosa va rivisto nelle politiche attuate finora.

 Le attuali strategie: utili ma non sufficienti
I pilastri attuali delle politiche antifumo sono:
  • Prevenzione dell’iniziazione (soprattutto tra i giovani)
  • Promozione della cessazione con centri antifumo, supporto psicologico e terapie farmacologiche

Ma milioni di fumatori continuano a fumare. Per queste persone, non è sufficiente ribadire che “smettere fa bene”: occorre adottare un approccio pragmatico volto a minimizzare i rischi.

 Conclusione: serve un cambio di paradigma
L’obiettivo resta quello di liberare la società dal fumo, ma senza ignorare la realtà: molti fumatori continuano a fumare. Integrare le attuali politiche con soluzioni realistiche e scientificamente supportate potrebbe accelerare il cambiamento.

È tempo di affiancare alla prevenzione e cessazione strategie innovative evidence-based volte a minimizzare i rischi.

 Curiosità del mese

Sapevi che il 61% dei medici pensa ancora che la nicotina sia la causa del cancro? (Seppur causi dipendenza, non è la principale causa dell’insorgenza delle patologie fumo correlate, derivanti invece dall’esposizione ai prodotti tossici della combustione).