26.10.26 – Uno studio del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, evidenzia come un farmaco antipsicotico possa interferire con lo screening tossicologico. Un risultato particolarmente rilevante per i servizi delle dipendenze e della salute mentale.

Un test rapido positivo al fentanyl non dimostra necessariamente che la sostanza sia stata assunta. In determinate condizioni, alcuni farmaci utilizzati a scopo terapeutico possono interferire con i sistemi di rilevazione, producendo risultati falsamente positivi.

È quanto emerge da uno studio realizzato da Annagiulia Di Trana, Adele Di Stefano, Manuela Pellegrini e Simona Pichini, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping (CNDD) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), pubblicato il 20 ottobre 2026 sulla rivista scientifica Clinical Chemistry and Laboratory Medicine [1].

La ricerca ha individuato nel risperidone, un antipsicotico utilizzato nel trattamento di diversi disturbi psichiatrici, una possibile causa di interferenza nei test rapidi urinari per il fentanyl, anche a concentrazioni compatibili con l’impiego terapeutico.

Dalle positività inattese alla verifica sperimentale

Lo studio nasce dall’osservazione di risultati discordanti in alcuni servizi di salute mentale: diversi pazienti risultavano positivi al fentanyl mediante screening urinario rapido, mentre le successive analisi di laboratorio, eseguite con metodiche più specifiche, non confermavano la presenza dell’oppioide.

Per comprendere l’origine di queste discrepanze, i ricercatori hanno approfondito la composizione dei campioni, individuando la presenza di risperidone e acido valproico.

Attraverso successive prove sperimentali, effettuate aggiungendo i due farmaci separatamente e in combinazione a campioni di urina, è emerso che il risperidone poteva determinare una falsa positività al fentanyl, anche in associazione con l’acido valproico. Quest’ultimo, invece, non produceva la medesima interferenza quando presente da solo [1].

Il fenomeno è riconducibile alla cosiddetta cross-reattività, ossia alla capacità di una sostanza diversa da quella ricercata di interferire con il sistema di rilevazione e generare un risultato positivo non corrispondente alla reale presenza dell’analita.

Le implicazioni per i Servizi per le Dipendenze e la salute mentale

Il risultato assume particolare importanza nella pratica clinica dei Servizi per le Dipendenze (SerD) e delle strutture di salute mentale, dove gli accertamenti tossicologici rappresentano strumenti di supporto alla valutazione diagnostica e al monitoraggio dei percorsi terapeutici.

Una positività inattesa al fentanyl, soprattutto in pazienti che assumono regolarmente psicofarmaci, può infatti generare interpretazioni non corrette, sospetti di consumo non documentato e conseguenze sulla relazione terapeutica.

Il problema diventa particolarmente delicato nelle situazioni di comorbilità psichiatrica e disturbo da uso di sostanze, nelle quali la valutazione clinica richiede un’integrazione attenta tra anamnesi farmacologica, osservazione del paziente e risultati analitici.

Le interferenze del risperidone erano già state documentate in precedenti studi, tra cui una ricerca pubblicata nel 2014 sul Journal of Analytical Toxicology e una segnalazione clinica del 2021 su Psychiatry Research [2,3]. Il nuovo contributo dell’ISS rafforza quindi un’indicazione già presente nella letteratura scientifica, approfondendola nel contesto dello screening urinario colorimetrico.

Un test positivo non sostituisce l’analisi di conferma

Il principale messaggio dello studio riguarda la corretta interpretazione dei risultati tossicologici.

I test rapidi costituiscono strumenti di screening, non prove definitive di assunzione di una sostanza. Quando una positività risulta inattesa, non è coerente con il quadro clinico oppure può determinare conseguenze assistenziali rilevanti, è necessario ricorrere ad analisi di conferma mediante metodiche più selettive, come la cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa.

La possibilità di interferenze dipende inoltre dalle caratteristiche del singolo metodo analitico: i risultati dello studio non devono quindi essere generalizzati a tutti i test commerciali per il fentanyl.

Per i professionisti delle dipendenze, questa ricerca rappresenta un richiamo concreto alla necessità di integrare le competenze cliniche e tossicologico-analitiche, evitando che un risultato preliminare venga interpretato isolatamente.

L’affidabilità dell’accertamento tossicologico non dipende soltanto dalla rapidità del test, ma soprattutto dalla capacità di interpretarlo correttamente e di verificarne il risultato quando necessario. Un principio essenziale per tutelare la qualità delle decisioni cliniche, l’appropriatezza dei percorsi assistenziali e la relazione di fiducia con il paziente.

 


 

Fonti e approfondimenti

Studio scientifico

[1] Di Trana A, Di Stefano A, Pellegrini M, Pichini S. False-positive fentanyl colorimetric urine screening caused by risperidone: a diagnostic pitfall. Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. 2026. DOI: 10.1515/cclm-2026-1260.

Letteratura precedente

[2] Wang BT, Colby JM, Wu AHB, Lynch KL. Cross-reactivity of acetylfentanyl and risperidone with a fentanyl immunoassay. Journal of Analytical Toxicology. 2014;38(9):672–675. DOI: 10.1093/jat/bku103.

[3] Shroitman NK, Peles E, Even-Tov S, Schreiber S, Tene O. False-positive fentanyl screening kit results during treatment with long term injectable risperidone (Risperdal-Consta). Psychiatry Research. 2021;305:114246. DOI: 10.1016/j.psychres.2021.114246.

Fonte istituzionale

Istituto Superiore di Sanità – Comunicato dell’Ufficio Stampa del 26 ottobre 2026.