
05.11.21 – Autori nordamericani hanno eseguito una revisione della letteratura per valutare i metodi di screening dell’uso dell’alcol in gravidanza. L’obiettivo è stato quello di definire le migliori strategie per prevenire i problemi per la madre, per il feto e per il neonato dovuti al consumo di alcol durante la gravidanza.
I dati sul consumo di alcol indicano che esso è aumentato nelle donne, in particolare in quelle in età riproduttiva, anche come conseguenza della diversa accettabilità sociale di tale abitudine. Inoltre, le modificazioni delle abitudini conseguenti all’epidemia da COVID-19 hanno ulteriormente aumentato il rischio di diffusione del cosiddetto “spettro dei disordini fetali da alcol”, in inglese Fetal Alcohol Spectrum Disorder (FASD), cioè l’insieme delle patologie che si presentano, nella madre e nel neonato, a causa dell’assunzione di alcol durante la gravidanza.
Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2020 si è registrato un aumento del 14% della frequenza di assunzione di bevande alcoliche, del 41% delle occasioni di introduzione di grandi quantità di alcol e del 39% di problemi per la salute dovuti all’alcol. A livello mondiale, in media, il 10% delle gravide consuma alcol e studi dedicati hanno dimostrato che tale frequenza è molto maggiore in alcuni Paesi: Irlanda 60%, Bielorussia 47%, Danimarca 46%, Gran Bretagna 41% e Russia 37%.
Ci sono fattori che aumentano il rischio di consumo di alcol in gravidanza come l’uso abituale di sostanze che creano dipendenza, l’appartenenza a gruppi culturali emarginati e un basso livello socio-economico.
Copia integrale del testo si può trovare sul sito fonte, al seguente link.
