10.06.26 – Analisi del report di San Patrignano 2026: cocaina e crack superano l’eroina. Focus su policonsumo, rischi neurobiologici e formazione.

Le recenti rilevazioni epidemiologiche relative ai percorsi di recupero in Italia delineano un mutamento strutturale nei profili di dipendenza. Secondo i dati riferiti al periodo compreso tra maggio 2025 e aprile 2026, gli stimolanti hanno definitivamente soppiantato gli oppiacei come principale sostanza d’abuso. L’analisi demografica di un campione di 622 nuovi utenti inseriti in percorsi comunitari evidenzia una netta prevalenza di genere maschile e un’età media di 34 anni.
 
Tuttavia, l’esordio del consumo si colloca frequentemente in fase adolescenziale, con una quota significativa di soggetti che ha iniziato a utilizzare sostanze stimolanti prima del compimento del ventesimo anno di età, inclusi 24 minori già esposti a forme di crack.
 
Il declino dell’eroina a favore di cocaina e crack riflette una transizione verso molecole che inducono una rapida e massiccia liberazione di dopamina nel circuito della ricompensa cerebrale. In particolare, il crack, essendo una forma basica di cocaina inalata tramite fumo, raggiunge il cervello in pochi secondi. Questa velocità di assorbimento genera un effetto euforizzante immediato ma di breve durata, il che favorisce un pattern di somministrazione compulsiva e reiterata, accelerando i meccanismi di neuroadattamento e dipendenza rispetto alle sostanze a rilascio più lento [1].
 
Un aspetto clinico di cruciale rilevanza è l’abitudine al policonsumo, che interessa la maggioranza degli utenti valutati. La combinazione simultanea di stimolanti e alcol è particolarmente diffusa, riguardando oltre il 60% dei casi analizzati. Dal punto di vista biochimico, la co-assunzione di queste due sostanze innesca un processo di transesterificazione epatica che genera il cocaetilene.
 
Questo metabolita attivo non solo prolunga la durata dell’effetto psicoattivo, ma possiede un profilo di tossicità cardiovascolare ed epatica nettamente superiore rispetto a quello della sola cocaina, aumentando esponenzialmente il rischio di eventi acuti letali e di danni organici permanenti [2, 3].
 
Le ricadute di questo quadro clinico si estendono alla sfera socio-familiare. Si osserva un’alta incidenza di utenti con prole a carico e una ricorrenza di storie familiari pregresse caratterizzate da abusismo, suggerendo una trasmissione intergenerazionale del disagio. Sotto il profilo geografico, i flussi di accesso ai servizi di recupero provengono in modo trasversale da tutto il territorio nazionale, con una maggiore densità di provenienza da regioni quali Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Campania. Questo rispecchia la capillarità del fenomeno su scala nazionale, in linea con i più ampi report europei che confermano il dominio degli stimolanti nel mercato delle droghe [4].
 
 

 
Fonti scientifiche di riferimento
 
  1. The Neurobiology of Cocaine Addiction
  2. Cocaethylene toxicity
  3. Cocaethylene is more potent than cocaine in mediating lethality
  4. European Drug Report 2025: Trends and Developments

 

 

Foto di M Graham da Pixabay