05.06.26 – Nel territorio riminese è stato recentemente attivato un percorso operativo della durata di dodici mesi, denominato “Accoglienze notturne per persone con dipendenze attive e in condizione di grave marginalità”. L’iniziativa prevede la disponibilità di cinque posti letto dedicati ad adulti in situazione di estrema vulnerabilità sociale, privi di una dimora stabile e individuati attraverso i servizi sanitari locali.
Quando il Pronto Soccorso o il Servizio per le Dipendenze (SerD) segnalano un caso, un operatore specializzato interviene direttamente presso la struttura sanitaria per accompagnare la persona presso il centro di accoglienza, dove vengono garantiti pernottamento, servizi igienici, vitto e un supporto educativo-relazionale continuativo.
Quest’ultimo aspetto rappresenta l’elemento distintivo dell’intervento: stabilire un legame fiduciario con individui caratterizzati da elevata fragilità e scarsa propensione ai percorsi terapeutici convenzionali costituisce il prerequisito fondamentale per facilitare il loro accesso ai servizi competenti, inclusi SerD, assistenza sociale e strutture residenziali.
L’attivazione di questo modello risponde a una criticità ampiamente documentata: la difficoltà di offrire una risposta tempestiva a persone senza fissa dimora che, in condizioni di consumo attivo di alcol o sostanze psicoattive, non dispongono di alternative alla vita in strada. I dati amministrativi indicano che, nell’ultimo anno, il centro servizi per il contrasto alla povertà ha preso in carico 284 individui, registrando 714 accessi. Parallelamente, tra le strutture di prima accoglienza, il centro Caritas ha ospitato 353 persone per oltre 4.900 pernottamenti, mentre il progetto Michel Roland ha accolto 235 utenti in fase di pronta accoglienza e 48 in percorsi di semi-autonomia. A questi numeri si aggiunge una significativa pressione sui servizi di emergenza ospedaliera.
Gli accessi ripetuti al Pronto Soccorso durante le ore notturne – frequentemente associati a intossicazioni acute, crisi comportamentali o alla semplice ricerca di un riparo – insieme alle criticità nella fase di dimissione, in assenza di soluzioni abitative o reti di supporto adeguate, generano un circolo vizioso difficile da interrompere: il ritorno immediato in strada e nuovi accessi a breve termine.
A complicare ulteriormente il quadro clinico-assistenziale, la frequente presenza di comorbidità psichiatriche e la difficoltà strutturale nel garantire continuità tra l’intervento sanitario acuto e la risposta territoriale. Il progetto si propone esplicitamente di interrompere questo ciclo.
Tra gli obiettivi misurabili dell’iniziativa figurano la diminuzione degli accessi notturni non urgenti al Pronto Soccorso, il potenziamento della collaborazione interistituzionale tra servizi sanitari, sociali e organizzazioni del Terzo settore, e una gestione più efficace delle situazioni di marginalità estrema. L’intervento, finanziato con uno stanziamento di 45.000 euro, individuerà il soggetto attuatore attraverso una procedura di coprogettazione pubblica, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e le esperienze già consolidate sul territorio.
È previsto un monitoraggio semestrale per valutare i risultati intermedi e analizzare la sostenibilità di un’eventuale estensione oltre il periodo iniziale.
L’approccio adottato si allinea con le evidenze scientifiche più recenti, che indicano come i modelli di cura integrati – capaci di combinare assistenza primaria, supporto alla salute mentale e interventi per i disturbi da uso di sostanze – siano associati a una riduzione significativa degli accessi al Pronto Soccorso e a miglioramenti nella gravità sintomatologica correlata al consumo di sostanze.
Analogamente, le strutture a bassa soglia, caratterizzate da politiche di accesso flessibili, conservazione sicura degli effetti personali e assenza di requisiti di astinenza per l’accesso, dimostrano di favorire l’engagement di popolazioni marginalizzate e di supportare percorsi di riduzione del danno e di stabilizzazione abitativa.
La letteratura evidenzia inoltre che interventi basati sul principio “Housing First”, che offrono alloggi permanenti senza precondizioni comportamentali, migliorano la stabilità abitativa e possono contribuire a ridurre l’utilizzo di servizi di emergenza, pur mostrando effetti variabili sui pattern di consumo di sostanze.