
29.07.26 – Gli energy drink vengono spesso presentati come bevande capaci di aumentare energia, concentrazione e rendimento fisico.
In realtà, il loro principale effetto stimolante dipende dalla caffeina, una sostanza psicoattiva che agisce sul sistema nervoso centrale riducendo temporaneamente la percezione della stanchezza.
A richiamare l’attenzione sui rischi del consumo tra bambini e adolescenti è la dottoressa Simona Pichini, direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità e socia della SIPaD – Società Italiana Patologie da Dipendenza, in un’intervista al TG1, dedicata alla possibile introduzione, in Inghilterra, di un divieto di vendita ai minori di 16 anni.
Non sono semplici bevande zuccherate
Gli energy drink contengono generalmente caffeina, zuccheri o dolcificanti e, in formulazioni variabili, taurina, guaranà, glucuronolattone e vitamine del gruppo B.
La caffeina blocca i recettori cerebrali dell’adenosina, favorendo uno stato transitorio di vigilanza. Questo effetto non elimina però il bisogno fisiologico di riposare: può soltanto mascherare, per alcune ore, la sensazione di sonnolenza.
Come sottolineato da Pichini, il problema assume particolare rilevanza nei più giovani, perché il cervello e i sistemi di regolazione del sonno, delle emozioni e del comportamento sono ancora in fase di maturazione.
La risposta alla caffeina varia inoltre in relazione al peso corporeo, alla sensibilità individuale, all’abitudine al consumo e all’assunzione concomitante di farmaci o altre sostanze.
Sonno, ansia e rendimento scolastico
Uno degli effetti più documentati della caffeina riguarda il sonno. Bere energy drink nel pomeriggio o in serata può ritardare l’addormentamento, ridurre la durata del riposo e peggiorarne la qualità.
Negli adolescenti può così instaurarsi un circuito controproducente: la stanchezza induce a consumare caffeina, la caffeina interferisce con il sonno e la carenza di sonno aumenta il bisogno percepito di nuovi stimolanti.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024, comprendente 57 studi su bambini e giovani, ha rilevato associazioni tra consumo di energy drink, riduzione del sonno, disagio psicologico, sintomi depressivi, difficoltà scolastiche e comportamenti a rischio.
La maggior parte degli studi è osservazionale: documenta quindi correlazioni significative, ma non permette di attribuire automaticamente alla bevanda un rapporto causale diretto per ogni esito rilevato.
Gli effetti sul cuore
Pichini richiama anche gli effetti cardiovascolari della caffeina e degli altri stimolanti presenti in queste bevande. Dopo l’assunzione possono comparire aumento della pressione arteriosa, accelerazione del battito, palpitazioni, tremori e agitazione.
Gli eventi più gravi sono rari, ma la letteratura clinica descrive episodi di aritmia, convulsioni e alterazioni cardiovascolari, soprattutto in presenza di consumi elevati, patologie preesistenti o ulteriori fattori scatenanti.
Una revisione dei casi riguardanti soggetti con meno di 18 anni ha individuato eventi avversi prevalentemente cardiovascolari e neuropsichiatrici.
Nel 44% dei casi esaminati erano presenti condizioni patologiche pregresse e in circa un terzo ulteriori fattori di rischio. Questi dati non consentono di stimare la frequenza degli eventi nella popolazione generale, ma indicano una maggiore vulnerabilità in alcuni individui.
Particolare cautela è necessaria quando gli energy drink vengono assunti prima o durante un’attività sportiva intensa. L’esercizio aumenta fisiologicamente frequenza cardiaca e lavoro cardiovascolare; l’aggiunta di sostanze stimolanti può accentuare tachicardia, incremento pressorio e palpitazioni.
Gli energy drink, inoltre, non devono essere confusi con gli sport drink: questi ultimi sono formulati principalmente per fornire liquidi, carboidrati ed elettroliti, mentre i primi esercitano soprattutto un’azione stimolante.
Il rischio delle associazioni con alcol e altre sostanze
Un ulteriore elemento evidenziato da Pichini riguarda l’associazione con alcol, nicotina o altre sostanze psicoattive.
La caffeina non riduce il tasso alcolemico e non annulla gli effetti dell’alcol sulla capacità di giudizio, sui riflessi e sulla coordinazione. Può però attenuare la sonnolenza, facendo percepire il consumatore come meno compromesso di quanto sia realmente.
Le ricerche osservazionali mostrano che il consumo di energy drink negli adolescenti è associato più frequentemente a binge drinking, tabacco, cannabis e altri comportamenti rischiosi.
Non è dimostrato che siano gli energy drink a provocare l’uso delle altre sostanze: le diverse condotte possono dipendere da fattori comuni, come impulsività, ricerca di sensazioni e influenza del gruppo dei pari. Rimane tuttavia un’associazione rilevante sul piano preventivo.
Un problema di prevenzione, non di allarmismo
Gli studi disponibili non dimostrano che una singola lattina provochi necessariamente un danno grave in ogni adolescente. Sarebbe però altrettanto scorretto considerare queste bevande innocue o assimilabili alle comuni bibite.
Il messaggio di Simona Pichini è coerente con le evidenze scientifiche: i minori rappresentano una popolazione vulnerabile e il rischio aumenta in presenza di consumo frequente, dosi elevate, assunzione serale, attività fisica intensa, associazione con alcol o condizioni cardiovascolari non diagnosticate.
La prevenzione dovrebbe quindi puntare su informazione corretta, lettura delle etichette, coinvolgimento delle famiglie e limitazione della promozione di prodotti ad alta concentrazione di caffeina verso bambini e adolescenti.
Fonti
- Ajibo C, et al. Consumption of energy drinks by children and young people: a systematic review examining evidence of physical effects and consumer attitudes. Public Health. 2024. Consulta l’articolo su PubMed
- Li P, et al. Energy Drinks and Adverse Health Events in Children and Adolescents: A Literature Review. Nutrients. 2023;15:2537. Consulta l’articolo su PubMed
- Moussa M, et al. Cardiovascular Effects of Energy Drinks in the Pediatric Population. Pediatric Emergency Care. 2021. Consulta l’articolo su PubMed
- Istituto Superiore di Sanità. Centro Nazionale Dipendenze e Doping
- SIPaD – Società Italiana Patologie da Dipendenza. Interventi e attività di Simona Pichini
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