La sicurezza pubblica in Italia vista dal ministro dell’interno Alfano


E’ sempre più forte e diffusa la convinzione che il ministro dell’interno Alfano, massima  autorità nazionale di pubblica sicurezza, continui a vivere in un altro, sconosciuto pianeta dove gli abitanti trascorrono tranquillamente, in sicurezza, la loro vita quotidiana. Quella sicurezza che, ha affermato Alfano alcuni giorni fa, intervenendo in Senato sul tema del rinnovo dei contratti nei comparti delle forze dell’ordine e delle forze armate, è stata, nell’ultimo triennio “una priorità del Governo (sic!) non a chiacchiere, non a parole, ma con opere di bene (sic!), ossia con stanziamenti.. “, aggiungendo, subito dopo, che il suo “poker d’assi..non conosce molti precedenti negli ultimi dieci, quindici anni..” e che intende “centrare con certezza” sulla stabilizzazione degli 80 euro , il riordino delle carriere, il rinnovo dei contratti e le nuove assunzioni (agenzia 9 colonne del 9 novembre scorso “Sicurezza:asse PD e Forza Italia”). Quattro punti sicuramente importanti per tutti gli appartenenti alle tre forze di polizia, ai vigili del fuoco, ai militari delle forze armate, ma con la gente che non è affatto convinta che la loro sicurezza sia stata una delle vere principali preoccupazioni governative degli ultimi anni ( quando il ministro Alfano tornerà sulla Terra se ne renderà conto). Tutt’ altro. La sicurezza è stata garantita, con enormi sacrifici e non poche difficoltà, dalle due istituzioni, polizia di stato e carabinieri, che, pur in condizioni precarie ( denunciate da anni) sul piano delle risorse umane, materiali e finanziarie, sono state vicine ai cittadini, colmando le carenze di politica legislativa e criminale divenute insopportabili per tutti. Così, mentre si discute, da tanto tempo, di riforma del codice penale, di costruzione di nuovi istituti carcerari che consentano una dignitosa ma adeguata permanenza dei reclusi, si assiste, con profonda amarezza e sconcerto, alla vanificazione delle molteplici operazioni giornaliere di contrasto alla criminalità delle forze dell’ordine che, spesso si concludono con arresti in flagranza di spacciatori, ladri, rapinatori che, però, presto tornano a fare incursioni predatorie e che tutti vorremmo restassero “neutralizzati” per un congruo periodo nelle carceri, appunto. Una situazione  imputabile soltanto ad una perdurante miopia politica. Una situazione destinata, rebus sic stantibus, a diventare drammatica con le rapine ed i furti in generale ( in particolare quelli nelle abitazioni) che, a livello nazionale, sono in costante aumento a partire dal 2010 quando, rispettivamente i registrarono 33.754 e 1.325.013 per arrivare a 43.754 e 1.554.777 nel 2013, con un incremento, per i furti nelle case, nel periodo 2010/2014, del 131%. Quanto alla realtà odierna, emblematica la vicenda del farmacista romano che avrebbe subito nel corso degli anni un centinaio di rapine ( 27 solo nel 2012!) l’ultima delle quali alcuni giorni fa, andata male grazie alla sua reazione con una pistola detenuta regolarmente ( due colpi sparati in aria hanno messo in fuga i malviventi). Fatti che si ripetono, in molte città, con una cadenza ed una violenza  impressionanti. Ad Ancona e provincia raffica di ladri funamboli nelle case e nelle ville, veri professionisti del “mordi e fuggi”. Inoltre, diventa asfissiante la presenza di vere bande di truffatori che entrano nelle case di anziani violando la loro intimità, la sacralità della dimora, per impossessarsi di denaro in contante messo da parte con sacrifici e/o di gioielli, vecchi ricordi della gioventù o di familiari scomparsi. Una cosa ignobile da parte di gente senza scrupoli, come  testimoniano gli ultimi episodi registrati a Bologna, con 370 casi di truffe denunciati nei primi otto mesi del 2016 o ad Oristano dove, in una sola giornata (9 novembre scorso) la “banda dei finti carabinieri” ha messo a segno altre cinque truffe in danno di anziani. La situazione più allarmante resta,comunque, quella dello spaccio/traffico di droghe (e della violenza collegata) con una legislazione penale lassista ( soprattutto per il c.d. microspaccio che è la modalità più comunemente adottata). I seguenti dati (fonte:DAP- Ufficio per lo Sviluppo e la Gestione del SIA- Sezione Statistica,2016) sono davvero eloquenti sui detenuti, progressivamente diminuiti, presenti nei vari istituti carcerari per i delitti di cui agli articoli 73 e 74 del T.U. sugli stupefacenti: nel 2010 erano stati 33.694 di cui 13.838 stranieri; nel 2012 31.405 di cui 12.161 stranieri; nel 2014 24.122 di cui 7.626 stranieri;  nel 2016, alla data del primo settembre, 23.389 di cui 7.477 stranieri. Non si tratta solo di mercato delle sostanze illegali e dannose, ma anche della violenza collegata al controllo del mercato. Così, per esempio, a Padova, alcuni giorni fa, in un regolamento di conti tra spacciatori, un albanese viene ferito gravemente a coltellate mentre a Canegrate, nell’hinterland milanese, altri due albanesi coinvolti in un giro di droga, vengono assassinati.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).