Il Brasile, “corridoio” della cocaina per l’Europa e l’Africa


Il Brasile, oltre ad essere un paese consumatore di consistenti quantitativi di cocaina andina è anche “…un importante paese di transito per il traffico verso l’Africa occidentale e centrale, l’Europa e il Sud Africa…” ( relazione 2014 della JIFE, Junta Internacional de Fiscalizacao, ente deputato alla supervisione dell’azione antidroga). La stima che si fa è che circa il 25% delle 300 tonnellate di cocaina consumate annualmente in Europa passino attraverso il Brasile e l’Africa. Con la criminalità organizzata italiana gli “affari” non vanno male e il paese è buon rifugio anche per qualche latitante di qualche caratura. Le cose, naturalmente, non vanno sempre nel verso auspicato e ne sa qualcosa  Pasquale Scotti, esponente della Camorra, latitante sin dal 1984, ex braccio destro del più famoso Raffaele Cutolo, arrestato nel maggio 2015 a Recife, dove viveva sotto falso nome con la compagna brasiliana e i due figli avuti dalla donna. Su di lui pende una condanna all’ergastolo, e dovrebbe essere imminente la sua estradizione verso il nostro paese.

Ci sono, poi, le immancabili presenze della mafia calabrese che è la grande distributrice della cocaina in molti paesi del mondo. A lei, in particolare alle ‘ndrine dei Pesce e Platì di Rosarno, erano destinati gli oltre 400kg di cocaina sequestrati, nel giugno di quest’anno, nel porto di Valencia (Spagna) a bordo di un portacontainer salpato dal Brasile. L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Torino e coordinata dalla DCSA (Direzione Centrale per i Servizi Antidroga), ha portato all’arresto di sette uomini in Italia ed uno in Portogallo, mentre altrettanti, tra cui tre brasiliani, sono ancora ricercati. Altri quintali di cocaina, nascosta nei carichi di banane importate sempre dal Brasile, è stata sequestrata tra maggio del 2014 e luglio 2015 dalla Guardia di Finanza.

La droga era destinata esclusivamente al mercato romano da una banda in collegamento con la famiglia calabrese dei Tassone.  Investimenti ingenti, nei settori del turismo e immobiliare, risultano fatti da italiani, soprattutto negli Stati del Nord-est del Brasile, e su questo, abbiamo motivo di ritenere, che le “antenne” specialistiche istituzionali italiane, presenti nell’area, sapranno valutare con attenzione eventuali attività di riciclaggio. Molti anche i corrieri (os mulas) che si imbarcano nell’aeroporto di San Paolo su voli diretti a Johannesburg (Sudafrica) e Doha (Qatar). Molti di loro  vengono arrestati nei paesi di transito o di destinazione, così che nel 2015, a metà anno, secondo fonti del Ministero degli Esteri brasiliano, erano  496 le persone detenute in Europa per delitti collegati agli stupefacenti e di queste 118 erano nelle carceri italiane.

I porti di Santos ( uno dei porti più grandi del continente americano),  Itajai, Navegantes e Peranagua, sono gli snodi principali verso l”Europa e alcuni Stati africani di lingua portoghese, come Capo Verde, Guinea Bissau, San Tomè e Principe. Difficile, dunque, esercitare la vigilanza e la repressione in strutture gigantesche, in aree in piena foresta amazzonica, in un contesto, per giunta, di corruzione diffusa, in zone confinarie con Bolivia e Perù, da dove, di notte, decollano piccoli aerei che scaricano velocemente, su piste di atterraggio clandestine, i pacchi di droga subito immagazzinata in sperdute “fazendas” per i successivi trasferimenti. In genere, i brasiliani svolgono un ruolo di intermediazione,  assicurando il necessario supporto logistico ai trafficanti stranieri e limitandosi alla gestione del commercio locale, affidata ai gruppi di Primeiro Comando da Capital a San Paolo e al Comando Vermelho e Amigos dos Amigos di Rio de Janeiro. Da questi, il successivo passaggio alle piccole città, per lo spaccio, avviene servendosi delle molte bande criminali,  ciascuna con uno straordinario numero di affiliati. I dati statistici nazionali sui sequestri di stupefacenti, relativi ai primi sei mesi del 2015, forniti solo dalla Polizia Federale e, quindi, parziali, possono aiutare a comprendere le dimensioni del fenomeno: 19.321kg di cocaina, 89.421 di marjiuana, 150kg, di hashish, 431.215 compresse di ecstasy, 321 dosi di amfetamina, 5.815 di Lsd, 756.418 piante di marijuana, con appena 1.048 persone arrestate per traffico/spaccio (tra cui cinque italiani).

Il contesto politico attuale, peraltro, non e sicuramente dei più favorevoli, con una crisi economica che sta portando il paese verso la recessione ( calo del Pil stimato per l’anno in corso dell’1,5%). Nei confronti, poi, della “presidentessa” Dilma Roussef, rieletta al secondo mandato il 26 ottobre 2014, la Camera ha autorizzato ai primi di dicembre c.a. l’apertura di un procedimento di impeachment  dopo lo scandalo delle tangenti pagate dalla Petrobras, la compagnia petrolifera statale, a politici e a diversi manager pubblici e privati in cambio di favori. Nulla di nuovo, a ben vedere, anche da queste parti,  come constatiamo spesso, con amarezza, anche nel nostro paese.

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).