19.09.25 – Negli ultimi mesi, i centri di riferimento per la presa in carico di persone con dipendenze — noti come Servizi per le Dipendenze (SerD) — hanno registrato un incremento significativo del numero di utenti che si rivolgono a loro per ricevere assistenza medica, psicologica e sociale. Questo dato, rilevato nel territorio della provincia di Rieti, riflette una tendenza che si inserisce in un quadro nazionale più ampio, dove anche altre regioni segnalano un’analoga crescita della domanda di intervento.

Secondo i report più recenti pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS, fonte: https://www.iss.it/ ), tra il 2023 e il 2025 si è assistito a un progressivo aumento dell’uso problematico di sostanze, sia illegali che legali, con particolare rilievo per i giovani adulti tra i 18 ei 35 anni. A Rieti, questa evoluzione si traduce in un maggior carico di lavoro per gli operatori sanitari, che stanno adattando i propri protocolli per rispondere in modo più tempestivo ed efficace.

Tra le sostanze più frequentemente segnalate nei colloqui di accoglienza nei SerD locali figurano cannabinoidi sintetici, oppioidi da prescrizione non controllata, e nuove sostanze psicoattive (NPS), definite “droghe da laboratorio” per la loro natura chimicamente modificata e spesso non ancora regolamentata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, fonte: https://www.who.int/ ) ha più volte evidenziato come queste sostanze rappresentino una sfida crescente per i sistemi sanitari, data la loro rapida evoluzione e la difficoltà di tracciamento epidemiologico.

Parallelamente, i SerD di Rieti stanno potenziando l’offerta di percorsi integrati, che includono non solo la disintossicazione, ma anche il reinserimento sociale, il sostegno lavorativo e la psicoterapia individuale o di gruppo. In collaborazione con associazioni del terzo settore e istituzioni scolastiche, sono stati avviati progetti di prevenzione mirati agli adolescenti, con l’obiettivo di intervenire prima che l’uso occasionale si trasformi in dipendenza cronica.

Ha sottolineato che l’aumento degli accessi non corrisponde necessariamente a un peggioramento della situazione epidemiologica, ma può anche essere interpretato come un segnale positivo: una maggiore consapevolezza dei rischi, una riduzione dello stigma sociale e una migliore informazione sui canali di aiuto disponibili stanno incoraggiando più persone a chiedere sostegno.

In conclusione, il territorio reatino sta rispondendo con flessibilità e innovazione a un bisogno sanitario in evoluzione, riconoscendo che la cura delle dipendenze richiede un approccio multidisciplinare, continuo nel tempo e radicato nella comunità locale.

 
 

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