09-04-20 – La disputa per il controllo del commercio di cocaina e delle rotte da seguire per il trasporto verso i mercati americano ed europeo ha portato, alcuni giorni fa, all’ennesimo scontro armato tra gruppi di narcos messicani con il bilancio finale di diciannove morti. E’ accaduto il 3 aprile scorso nel municipio di Madera (Chihuahua) tra membri della Linea ( un gruppo criminale che un tempo svolgeva funzioni di sicariato per conto del cartello di Juarez) e dei Los Jaguares, due delle tante bande che con i gruppi più strutturati ( i cartelli) sono in perenne lotta per la spartizione del mercato degli stupefacenti,su tutti la cocaina. Il mercato italiano, peraltro, è sempre particolarmente appetibile grazie ad una domanda che, anche nella attuale drammatica emergenza sanitaria, non sembra flettere minimamente.
Anzi, c’è anche chi sta realizzando stoccaggi di cocaina per poterla piazzare, poi, quando i prezzi verosimilmente lieviteranno man mano che si attenuerà il periodo emergenziale collegato alla pandemia da Covid-19. Pare che fosse questa la prospettiva che ha spinto un esponente della ‘ndrangheta ad occultare sottoterra gran parte degli oltre 500kg di cocaina trovati dagli agenti della Polizia di Stato alla fine di marzo nella zona di GioiaTauro.
Anche i 140kg di cocaina sequestrati a Savona, sempre a marzo, facevano parte di un carico più consistente rimasto nel container scaricato da una nave proveniente dal Sudamerica. In entrambe le situazioni pare ci sia lo zampino dei narcos messicani (come intermediari) in combutta con la c.o. italiana. E d’altronde non è una novità che in Messico gravitino, da tempo, anche latitanti italiani ricercati per narcotraffico internazionale. Ricordiamo, tra gli ultimi, l’arresto a Tampico (Tamaulpipas), nel marzo 2017, di Giulio Perrone latitante da 19 anni, in contatto con diversi narcotrafficanti messicani per conto della camorra ed estradato, in poche ore, verso il nostro Paese.
Stessa sorte toccata, tre mesi dopo, a Ivan Fornari, elemento di spicco della criminalità cagliaritana,latitante dall’ottobre 2016 e arrestato a Playa del Carmen con immediata espulsione verso l’Italia non essendo in regola con il visto di soggiorno. In realtà mafie italiane e messicane fanno “affari” almeno dagli anni Ottanta del secolo scorso quando a Guadalajara, capitale dello Stato di Jalisco, era già attivo un gruppo di narcos che faceva capo ad Alberto Sicilia Falcon, cubano di nascita ma di origini italiane. Tuttavia il primo vero capo mafioso di un certo spessore è stato il libanese Jorge Asaf y Bale che svolse le funzioni di collegamento tra i narcotrafficanti di Beirut e i gruppi emergenti di Cosa Nostra che, in Messico, facevano capo al siciliano “Pino”, ossia Giuseppe Catania.
Quest’ultimo si era guadagnato un’apprezzata posizione sociale tanto che lo si notava spesso praticare equitazione con le alte gerarchie militari messicane. Eccellenti rapporti con la mafia siciliana li ebbe anche il gruppo degli Herrera il cui capo Don Jaime si riforniva di cocaina direttamente dal cartello di Medellin. Senza contare che fu un honduregno, Matta Ballesteros, allievo della “scuola italiana” di Alberto Sicilia Falcon a dar vita, con Miguel Felix Gallardo, ad una delle più potenti organizzazioni di narcos in Messico. Più di recente, nel 2008 e 2010, un’indagine – operazione Solare e Solare2 – coordinata dalla DDA di Reggio Calabria che ha interessato USA, Messico, Italia e Germania, ha portato all’arresto di più di duecento persone componenti una rete che smistava tonnellate di cocaina tra il Sudamerica e l’Europa, facendo emergere anche stretti contatti tra la ‘ndrangheta ( la famiglia Schirripica di Gioiosa Jonica, le ‘ndrine dei Macri e dei Coluccio) e rappresentati del cartello del Golfo e dei Los Zetas presenti negli USA.
Ulteriori saldature operative tra le nostre mafie e quelle messicane sono emerse nel 2012 con il sequestro, nel porto di Gioia Tauro, di 260kg di cocaina a bordo di una nave salpata dal porto messicano di Mazatlan. Le quasi sette tonnellate di cocaina sequestrate dalle forze di polizia solo nei primi tre mesi del 2020 ( sono state poco più di 7,5ton nell’intero 2019), stanno a indicare un’altra “emergenza”, quella di una criminalità del narcotraffico sempre più intraprendente e in espansione.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
