Faccio sicuramente parte di quella percentuale di italiani che non si sentono ( e non sono ) razzisti nei riguardi degli stranieri  e, tuttavia, non posso fare a meno di rilevare la loro presenza, divenuta piuttosto ingombrante, nello scenario criminale del narcotraffico nazionale ( ma anche internazionale). Ho più volte scritto che sono divenuti intollerabili gli episodi di spacciatori e trafficanti stranieri ( anche di quelli che sfruttano la prostituzione) molti dei quali, giunti nel nostro paese come migranti in  cerca di protezione, soccorsi in mare, spesso in situazioni tragiche, accolti e ospitati in molti comuni italiani ( pur tra polemiche e, talvolta, ostilità) ed entrati, poi, nel circuito criminale del narcotraffico ( punto sul quale occorrerebbe fare qualche riflessione). In generale gli stranieri denunciati dalle nostre forze di polizia, per reati concernenti gli stupefacenti,  rappresentano, mediamente, una forbice oscillante tra il 34 e il 36% del totale dei denunciati ogni anno. La graduatoria vede in cima i marocchini,  seguiti da albanesi, tunisini, nigeriani, gambiani, senegalesi, romeni, egiziani, dominicani, algerini. Alcuni giorni fa sono entrati a far parte dei trafficanti stranieri arrestati in Italia, per la prima volta in assoluto, nove cittadini del Kiribati, un paese dell’Oceania,  tra i meno popolati al mondo. Erano i componenti l’equipaggio del portacontainer “Hamburg Sud- Rio de Janeiro”, salpato dal porto di Valencia e diretto a quello di Gioia Tauro (Reggio Calabria), da cui erano stati lanciati in mare, ad una quindicina di miglia dalla costa, diciassette borsoni ( ben sigillati e tenuti a galla da alcune boe artigianali) contenenti cocaina per un peso complessivo di 385kg. E’, comunque, la situazione generale di spaccio che deve preoccupare non poco le autorità preposte a garantire la sicurezza pubblica. A Torino è “allarme siringhe nelle strade” (La Stampa del 28 ottobre); a Milano, in via Padova, il “quartiere si ribella” per la presenza sfacciata di spacciatori egiziani e di altre nazionalità (Corriere della Sera, Milano del 28 ottobre); a Trieste viene arrestato (28 ottobre) un cittadino iraniano che, alla guida di un camion,  trasportava, tra i sacchi di sale industriale, ben 60kg di eroina. Siamo già a quota 7.500 stranieri denunciati all’a.g. nel 2016 (al quindici ottobre), in massima parte per spaccio. Nel 2015 erano stati 10.136 di cui 546 per associazione finalizzata al traffico e 9.590 per traffico. Se, poi, andiamo a ritroso negli anni, il riepilogo degli stranieri denunciati per questi delitti, dal 2003 ad oggi, è davvero strabiliante: 147.525 persone, con il picco nel 2009 (12.481) e il numero più basso nel 2015 (10.136). La cocaina, i derivati della cannabis e l’eroina sono le droghe maggiormente commercializzate dai gruppi formati da stranieri la cui presenza è maggiormente concentrata (nel 2015 è stata pari al 65,28%) in Lombardia ( dove operano prevalentemente organizzazioni criminali marocchine), Toscana, Emilia Romagna e Veneto ( con gli albanesi e nigeriani principali trafficanti) e Lazio ( con una presenza consolidata di nigeriani e tunisini). Non manca la componente femminile nelle “combriccole” degli spacciatori stranieri. Nel 2015, su 1.988 donne denunciate ( di cui 1.821 per spaccio), 428 sono risultate straniere, in prevalenza romene(63), marocchine (63), nigeriane (48), albanesi (44), dominicane (21). Con riferimento, poi, alle macroaree, le donne (tutte) denunciate nel 2015 all’a.g. per delitti collegati agli stupefacenti  sono risultate distribuite per il 40,55% al Sud e nelle Isole, per il 35,76% al Nord e per il 23,69% al Centro ( distribuzione percentuale che, almeno negli ultimi quattro anni, vede sempre il Sud e le Isole con la percentuale maggiore). La Campania, con 278 donne, è stata la regione in testa alla classifica annuale, seguita dal Lazio (269), dalla Lombardia (249), dalla Puglia (158) e dall’Emilia Romagna (139). La stessa distribuzione regionale, peraltro, che si registra tendenzialmente anche nel 2016 ( ma i dati dei primi nove mesi della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, sono ancora provvisori). Un quadro, alla fine, davvero penoso, nel quale sembrano annaspare persino le nostre combattive forze di polizia, spesso scoraggiate per un impegno che mettono quotidianamente a contrastare forze criminali che restano in carcere troppo poco ( uno degli ultimi casi a Bari, il 28 ottobre scorso, con uno spacciatore arrestato due volte in quindici giorni e tornato in libertà dopo aver patteggiato la esigua pena) per delitti gravi che stanno danneggiando seriamente le nostre comunità.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).