Il 20 novembre scorso, il Ministro dell’Interno, con una circolare a sua firma inoltrata a tutti i Prefetti, dettava alcune linee di intervento per il “rafforzamento dell’attività di prevenzione e di contrasto allo spaccio di stupefacenti”. La stessa attenzione era stata riservata nelle settimane precedenti alla sempre più preoccupante situazione dello spaccio di droghe nei pressi delle scuole, talvolta addirittura all’interno degli stessi istituti da parte di alcuni studenti. Venivano, anche in questo caso, sollecitati i Prefetti, nella loro veste di Autorità provinciali di pubblica sicurezza, a realizzare un intervento coordinato delle forze di polizia, con il concorso delle polizie locali, attraverso mirati servizi di controllo al fenomeno criminale in questione. Con la stessa direttiva della quale si richiedeva la “piena attuazione”, si faceva cenno ai “dettagli operativi” che sarebbero stati specificati dal Capo della Polizia nella sua veste di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
Dettagli per rafforzare l’attività antidroga che sono arrivati il 30 novembre con una nota a firma del Prefetto Gabrielli inviata a tutti i Prefetti e, per conoscenza, ai Questori e ai Comandi Generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Viene, dunque, richiesto di rafforzare “le attività info investigative finalizzate alla interdizione delle reti di spaccio e alla lotta alle organizzazioni criminali..”, potenziando “..le attività di controllo del territorio da parte delle forze di polizia con il concorso delle polizie locali”. Rafforzare e potenziare esprimono attività volte ad aumentare,rinvigorire, fortificare la prevenzione ed il contrasto ma ciò può concretizzarsi soltanto con adeguate risorse umane, attualmente carenti in molte città, con adeguate professionalità che si acquisiscono con corsi di formazione e aggiornamento ad hoc e con esperienze pluriennali di servizio.
Si pensi,ad esempio, agli organici soltanto di poche unità di cui si compongono le sezioni antidroga – incardinate nelle squadre mobili – nella maggior parte delle Questure di medio piccole dimensioni. La stessa situazione si rileva nei reparti operativi in seno ai Comandi provinciali dei carabinieri. Riesce, dunque, particolarmente complicato, direi impossibile, di realizzare, nonostante si richieda a livello periferico, di elaborare “modelli operativi” o di sperimentare nuovi “modelli organizzativi”, con la “sistematicità” sollecitata, questi interventi antidroga. Interventi (ordinari)che, sia detto per inciso, vengono quotidianamente effettuati in molte città con importanti risultati pur considerando il fenomeno “largamente diffuso sull’intero territorio nazionale..” e generatore di “un crescente allarme sociale”. Sono di questi primi giorni di dicembre le operazioni antidroga condotte dalla Polizia di Stato a Nettuno con il sequestro di 82kg di cocaina, a Civitavecchia con 45 kg ancora di cocaina,a San Benedetto sul Tronto con altri 9kg di polvere bianca che vanno ad aggiungersi a quelle dei Carabinieri che nel vicentino hanno bloccato circa 700kg di cocaina in un container e a quella della Guardia di Finanza che ha intercettato,a Monopoli, circa 1.500kg tra hashish e marijuana.
Ma, quello che più allarma è sicuramente il cosiddetto microspaccio nelle città, con pusher che arrestati tornano presto liberi in virtù di una legislazione evidentemente non adeguata alla reale portata di questo fenomeno criminale. Se non si pone mano a questa rivisitazione normativa, si procederà ancora con le sollecitazioni dal “centro” alla “periferia” per le pianificazioni di interventi, per l’esame in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nei tavoli tecnico-operativi, richiamando, per un maggior utilizzo, alcuni programmi ancora poco sfruttati ( il Sistema di Georeferenzazione dei Reati- S.I.G.R.) che consente l’individuazione delle aree più interessate dai delitti in questione. Tecnologie importanti e bene ha fatto il Capo della Polizia a ricordarlo, fermo restando che solo un buon numero di operatori specialisti di polizia e carabinieri e una rivisitazione della normativa sugli stupefacenti potranno portare a risultati ancor più significativi.
Per Sipad Network – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
