
01.12.21 – Fumo, ma sto bene. Lo pensano in molti, anche per anni. Ma il «tabagista sano» non esiste: sintomi quali tosse, catarro e mancanza di respiro, ritenuti «normali» per un fumatore, soprattutto se anziano, e altre alterazioni meno direttamene visibili in realtà sono segno di una malattia respiratoria, cardiovascolare o metabolica in atto.
O, peggio, di un tumore. Infatti il tabacco provoca ogni anno in Italia oltre 90mila morti. Ciononostante 10,9 milioni di italiani continuano ad accendersi una sigaretta ogni giorno e, secondo i dati dell’Osservatorio fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità, da anni il 30% dei connazionali tabagisti cerca di smettere senza successo.
Complice lo stress, poi, durante la pandemia Covid le cose sono anche peggiorate, in particolare fra i teenager, e il numero dei fumatori è salito di un milione. Delle strategie più efficaci per riuscire nell’impresa e delle motivazioni che possono incentivare a dire addio alle sigarette si è parlato durante l’evento del Corriere della Sera «Il Tempo della Salute» durante l’incontro «Smettere di fumare.
Come avere più possibilità di farcela», al Museo della Scienza e della Tecnica, con la partecipazione di Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, di Elena Di Cioccio, attrice, conduttrice televisiva e radiofonica e di Giulia Veronesi, consigliere della Fondazione Umberto Veronesi e direttrice della Chirurgia Robotica Toracica all’Ospedale San Raffaele di Milano.
Smettere comporta una serie di vantaggi enormi, sia dal punto di vista fisico, sia psicologico ed economico. E non è mai troppo tardi: anche chi sviluppa un tumore legato al fumo, ad esempio al polmone, ne trae benefici immediati.
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