11.11.20 – L’”azienda del narcotraffico” resta sostanzialmente indenne dalla gravissima crisi economica che a causa della pandemia sta attraversando il nostro paese, l’UE intera e moltissimi Stati nel mondo. Trafficanti e spacciatori continuano, così, a “lavorare” senza sosta e, in molti casi sono impegnati in attività straordinarie per soddisfare una domanda di droghe sempre molto alta, un po’ ovunque. Naturalmente una controspinta a questa attività criminale viene esercitata dalle forze di polizia con arresti e sequestri quotidiani di stupefacenti ( per la cocaina nel 2020, alla data del 10 novembre, con oltre 9,5 tonnellate intercettate in tutto  il territorio nazionale, si è raggiunto il record assoluto).

L’occultamento delle droghe è fondamentale per il trasporto della “merce” dai luoghi di produzione e trasformazione a quelli di consumo. Nei tragitti brevi le modalità di occultamento vanno dalla droga nascosta nelle slip, nel reggiseno, all’interno di un cruscotto o di un paraurti dell’auto, nei pneumatici, negli zaini, persino nella mascherina facciale anticovid al sistema, particolarmente rischioso, di trasportare droga contenuta in ovuli ingeriti nello stomaco. Nei lunghi tragitti, tra i nascondigli più ricorrenti, oltre ai container per il trasporto di carichi piuttosto consistenti, si segnalano i doppi fondi delle valigie rigide e semirigide, i trolley, i vani realizzati nei serbatoi dei veicoli, i barattoli per le conserve e la frutta sciroppata, le intercapedini realizzate nelle suole e tacchi delle scarpe, le confezioni di prodotti alimentari, i telai di motocicli e di biciclette, gli orologi a muro, i pc portatili, i contenitori in vetro con la droga sciolta in liquidi indicati come bevande ecc.

Non sono mancate, nel tempo, tecniche di occultamento davvero originali come quella di realizzare manufatti di produzione artigianale, statuine, oggetti vari impiegando come materia prima lo stesso stupefacente (cocaina) e lavorandolo come se fosse creta. Così come ingegnosi sono stati quei sistemi utilizzati per impregnare con specifici processi chimici di cocaina materiali assorbenti come stoffe, cartoni e libri per recuperare, poi, lo stupefacente con adeguati procedimenti inversi. Non è più particolarmente diffuso per l’uso di tecnologie sofisticate di controllo alle frontiere (aeree, in particolare) l’occultamento di stupefacenti sulla persona mediante la c.d “tecnica del fasciamento” con cui le confezioni della droga vengono fatte aderire su varie parti del corpo (stomaco, spalle, schiena, cosce, polpacci ecc…) In genere questa tecnica veniva (viene?) attuata utilizzando o del comune nastro adesivo per assicurare lo stupefacente al corpo o attraverso corsetti, busti, panciere, giubbotti ecc.

C’è, poi, l’aspetto fisico e comportamentale dei trasportatori di stupefacenti sui quali si concentra l’attenzione del personale delle dogane e delle forze di polizia addette ai controlli in frontiera come, per esempio, indossare vestiti larghi o fuori taglia, il camminare in modo frettoloso e impacciato, la presenza di ingessature e tutori ortopedici, le manifestazioni di nervosismo, disagio o sudorazione nel corso di controlli di routine, le scarpe di misura non consona o che evidenziano una pesantezza inconsueta. Insomma, l’ingegnosità dei trafficanti e dei corrieri continua ad essere “stupefacente” e costantemente alla ricerca di nuovi sistemi per eludere i controlli di polizia.

Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).