l trattamento di una patologia variegata, complessa e dalle profonde implicazioni psicologiche, affettive e sociali come è la dipendenza passa innanzitutto dalla conoscenza, funzionale ma prima di tutto anatomica, delle regioni cerebrali che essa coinvolge. Non è quindi sorprendente il fatto che il mondo della ricerca scientifica abbia investito, a livello internazionale, tempo e risorse per descrivere nel dettaglio quali aree della corteccia cerebrale contribuiscano a determinare l’insorgenza di diverse componenti -sia fisiologiche, sia comportamentali – collegate alle dipendenze, e come ciò avvenga. Lo sviluppo di sofisticate tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la tomografia ad emissione di positroni (PET) ha permesso di valicare il modello fisiopatologico della dipendenza che potremmo definire mesolimbico: secondo questa spiegazione sono i circuiti normalmente utilizzati per la memoria e la ricompensa (l’area tegmentale ventrale, lo striato, l’amigdala, l’ippocampo, la corteccia prefrontale) ad essere alterati nel meccanismo fisiopatologico che caratterizza l’insorgere di una dipendenza.
Al di là di questo verificato modello, resta di fondamentale importanza individuare le altre regioni cerebrali attivate durante e dopo il consumo di una sostanza, o addirittura semplicemente da stimoli che possano risvegliare, nella persona dipendente, il ricordo della sostanza. O, ancora, capire le aree coinvolte nel processo di transizione dall’uso (o abuso) di una sostanza alla dipendenza vera e propria. È da queste necessità che hanno preso piede diversi studi, pubblicati negli ultimi anni, che hanno illustrato il ruolo della corteccia motoria e sensoriale nella cosiddetta drug-cue reactivity (ossia nell’insieme di risposte, fisiologiche e comportamentali, che uno stimolo collegato a una sostanza provoca in una persona dipendente).
Il normale funzionamento delle aree sensorimotorie: Le cortecce visive, uditive e somatosensoriali sono tra le aree cerebrali più studiate nell’ambito della ricerca neuroscientifica, e il loro funzionamento è ormai assodato, soprattutto per quanto riguarda situazioni non patologiche: l’informazione sensoriale proveniente dagli stimoli esterni viene innanzitutto catturata dai campi recettivi presenti nella periferia del sistema nervoso; essa viene poi convogliata e, attraverso una serie di stazioni intermedie, giunge alla corteccia cerebrale, dove viene elaborata. Da una corteccia primaria, l’informazione passa poi a regioni corticali di ordine superiore, fino ad arrivare ad aree della corteccia (localizzate nel lobo temporale e parietale) che sono veri e proprie stazioni di interscambio multisensoriale, in cui diversi input sensoriali sono integrati per generare una rappresentazione dettagliata e univoca dello stimolo.
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