03.07.26 – Tre mesi fa la polizia di Rio de Janeiro ha effettuato il sequestro record di circa 50 tonnellate di marijuana, una carico di droga per una valore stimato di 8 milioni di euro. La droga era occultata nella favela di Marè, in una struttura di cemento armato nel sottotetto di una fabbrica abbandonata. In quella favela esercita un controllo totale il Comando Vermelho (CV) che con il Primeiro Comando de Capital (PCC) e  la Familia do Norte (FdN), sono le organizzazioni criminali che nel Paese sovrastano tutte le altre. In particolare è emerso nelle indagini condotte in Italia che il PCC gestisca consistenti traffici di droga verso il nostro Paese spesso in collaborazione con la mafia calabrese.

Il Brasile ( ha uno dei livelli di disuguaglianza più alti al mondo), oltre ad essere il più importante ponte internazionale del commercio di droghe verso l’Europa, continua ad essere il luogo prediletto di molti mafiosi colombiani, giapponesi e italiani. Negli anni passati la cattura a San Paolo di Tommaso Buscetta, di Lelio Paolo Gigante, di Antonio Salomone ( esponente della famiglia dei Greco), e la residenza per lunghi periodi di Gaetano Badalamenti, Nunzio Guida e Antonio Bardellino hanno confermato questa preferenza della mafia. Su Bardellino, poi, non posso dimenticare le tracce di una sua presenza che rilevammo in una piccola tribù brasiliana, una trentina di anni fa, nel corso di una missione fatta con un ufficiale della polizia colombiana (a quei tempi svolgevo le funzioni di esperto antidroga distaccato a Bogotà) risalendo, a bordo di una piccola imbarcazione a motore, il rio delle Amazzoni.

“Tonino l’italiano” ( latitante da alcuni anni) era stato da quelle parti per alcuni mesi e come ricordo personale aveva lasciato una piccola statua della Madonna di Pompei messa tra la boscaglia all’ingresso dell’accampamento. Naturalmente il Brasile non rappresenta una base strategica soltanto per gli stranieri. Un cartello di narcos brasiliani opera nel Mato Grosso do Sul controllando la frontiera con il Paraguay e la Bolivia. La regione di Pedro Juan Caballero, in Paraguay, è da tempo il punto di transito di gran parte della cocaina  che dal Brasile va in Europa, in Africa e negli USA. L’attività di repressione è resa difficile da una diffusa corruzione che interessa le forze di sicurezza civili e militari.

La violenza continua ad essere talmente pervasiva che, di tanto in tanto, i presidenti della Repubblica sono costretti a ricorrere all’esercito per ripristinare condizioni minime di ordine pubblico. A Rio de Janeiro, città con oltre 6 milioni di abitanti ed una media di una ventina di omicidi al giorno, sono frequenti le operazioni di “bonifica”  di quei quartieri degradati (favelas) dove spacciatori e trafficanti hanno costituito delle vere e proprie cittadelle di attività illecite. Si tratta di bande con un capo, con i suoi soldados, seguiti dai bambini (los aviones) che trasportano droga confezionata in piccole buste, e dai coheteros, incaricati di allertare il gruppo con fuochi artificiali quando incombe il pericolo della Polizia o di altri gruppi rivali. Tra gli ultimi interventi dell’esercito va segnalato quello dell’ottobre del 2025 nelle favelas a nord di Rio de Janeiro con il bilancio di 130 morti. Pensare di risolvere militarmente i gravi problemi di chi vive abbandonato nelle favelas  e che trova nello spaccio di droga l’unica fonte di sostentamento è, oltre che disumano, quantomeno semplicistico.

 

 

Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).