28.07.21 – Oggi 28 luglio, come ogni anno, si celebra la “Giornata Mondiale delle Epatiti”, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Quest’anno come non mai è estremamente importante aprire una finestra su questa patologia infettiva, trascurata in questo ultimo anno e mezzo, spazzata via da tutti gli interventi di prevenzione e cura riservati al Covid 19.

È per questi motivi e perché una popolazione speciale come quella dei dipendenti da sostanze rappresenta un bacino di infezione da epatite C non indifferente, che oggi la nostra società scientifica vuole lanciare un appello a tutte le Istituzioni, soprattutto a quelle regionali, affinché si pongano in essere tutte le iniziative per favorire in questo specifico gruppo di soggetti ma anche nel resto delle popolazioni speciali e generale, tutte le azioni di prevenzione e cura potenzialmente ancora possibili che, a causa del Covid 19, sono state messe da parte determinando un rischioso calo delle diagnosi precoci e della cura della epatite C nel mondo intero.

L’impegno nostro e delle Istituzioni sarà, quindi, quello di recuperare quelle procedure diagnostiche e terapeutiche abbandonate affinché si possa riprendere quel percorso che in Italia aveva portato ad una rilevante emersione del sommerso e per raggiungere quell’obiettivo, ancora alla nostra portata e fissato dall’OMS, rappresentato dall’eliminazione della malattia da virus C dell’epatite entro il 2030.

È quindi cruciale che si lavori in questa direzione, con un massivo impiego di quel fondo di 71,5 milioni di euro recentemente stanziato dal Ministero della Salute e già posto a disposizione delle Regioni per effettuare lo screening per l’HCV tra i nati tra il 1969 e il 1989, oltreché tra i tossicodipendenti e i detenuti da associare, magari, alla campagna di vaccinazione per il Covid 19.

Tutto questo per evitare la cronicizzazione di questa malattia infettiva, altrettanto invasiva e pandemica come quella da coronavirus e per ridurre alcune complicanze fatali che l’epatite C determina, come la cirrosi e il tumore epatico, e per invertire quel trend determinato dallo stop delle diagnosi precoci e dei controlli nelle diverse popolazioni precedentemente citate, che potrebbe drammaticamente determinare un notevole incremento di morti da qui ai prossimi venti anni.