
07.08.26 – Proposta di legge per una Giornata nazionale contro il DGA, segnali d’allarme, fattori di rischio, impatto familiare e percorsi terapeutici nei SerD.
Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) figura dal 2013 nel DSM-5 tra le dipendenze comportamentali, accanto ai disturbi da uso di sostanze [1].
L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha inserito nell’ICD-11 come “Gambling Disorder”, confermandone la natura clinica [2].
Non si tratta, dunque, di una debolezza caratteriale. Si tratta di una condizione cronica e recidivante che altera i circuiti dopaminergici della ricompensa, in modo analogo a quanto avviene nell’abuso di alcol o oppioidi [3].
Le ripercussioni travalicano il singolo individuo. Coinvolgono nuclei familiari, reti sociali, stabilità economica. Per questo motivo, sul piano istituzionale e clinico, cresce l’urgenza di strategie integrate di prevenzione e presa in carico.
La proposta legislativa: una Giornata nazionale il 22 maggio
La deputata Laura Cavandoli ha depositato un disegno di legge volto a istituire, ogni 22 maggio in coincidenza con il No Gambling Day, una Giornata nazionale dedicata alla prevenzione del DGA e delle sue conseguenze patologiche. L’iniziativa legislativa non intende limitarsi a una ricorrenza simbolica. Punta, piuttosto, a mobilitare scuole, aziende sanitarie locali, enti del Terzo settore e famiglie in azioni concrete: campagne informative, percorsi formativi, dibattiti pubblici.
Cavandoli chiarisce la ratio del provvedimento: «La ludopatia può travolgere l’esistenza, spezzare gli equilibri domestici e generare gravi difficoltà economiche e sociali». L’obiettivo dichiarato è rendere visibili i servizi già operativi sul territorio e promuovere una cultura della consapevolezza, soprattutto tra i più giovani.
I numeri del fenomeno: adolescenti e gioco online
I dati epidemiologici destano preoccupazione. L’Istituto Superiore di Sanità stima che circa 340.000 studenti italiani tra gli 11 e i 17 anni presentino un comportamento di gioco a rischio o francamente problematico [4]. Nella fascia 11-13 anni, il 10,6% dichiara di aver giocato nei dodici mesi precedenti; tra i 14 e i 17 anni la quota sale al 22,1% [4].
Parallelamente, il mercato digitale ha trasformato il panorama. Negli ultimi cinque anni la quota del gioco online è passata dal 33% al 61% del volume complessivo [5]. La reperibilità h24 delle piattaforme e l’assenza di un contesto fisico di controllo amplificano la vulnerabilità, in particolare tra i minorenni.
I campanelli d’allarme includono: frequenza di gioco in aumento, incremento progressivo delle puntate per «recuperare» le perdite, incapacità percepita di smettere, irritabilità in assenza di gioco, menzogne rivolte ai familiari [6].
Spesso sono i congiunti a notare per primi ammanchi di denaro, scomparsa di oggetti di valore, isolamento sociale e disinteresse verso le attività quotidiane.
Negli adolescenti, tuttavia, questi indicatori si confondono facilmente con le normali oscillazioni emotive della crescita. Il rischio è un ritardo significativo nella richiesta di aiuto.
