Aspettando che, prima o poi, anche nel nostro Paese, superati tutti gli ostacoli etici, giuridici, sociali, si legalizzi pienamente la cannabis ( non solo per uso medico ma anche ricreativo), sono già molti quelli che si stanno organizzando per eventuali investimenti nel settore della produzione e della lavorazione della pianta. Stimolati anche dalle notizie che giungono dagli Usa dove l'”industria della marijuana” è già realtà e il grande business del momento, perlomeno in alcuni Stati. E’ quanto emerge anche dall’interessante articolo di Maria Teresa Cometto ( su Economia, Corriere della Sera del 20 agosto scorso) che ricorda come dei trenta Stati americani che hanno già legalizzato la cannabis per uso medicale, ben nove (California, Alaska, Colorado, Maine, Massachusetts,Nevada, Oregon Vermont e il distretto DC della Capitale), consentono l’uso puramente ricreativo della marijuana. Al recente sondaggio del Pew Research Center ( ottobre 2017, pubblicato a gennaio 2018) secondo cui il 61% degli americani sarebbe favorevole alla legalizzazione ( erano il 30% nel 2000), si aggiungono le stime fatte da diverse società secondo cui se venisse legalizzata completamente la marijuana si creerebbero, entro il 2025, oltre un milione di posti di lavoro con un fatturato previsto, entro il 2030, di 75 miliardi dollari.
Niente male tenuto conto che già oggi, oltre 230mila lavoratori sono impiegati nell’industria legale della marijuana, un settore che nel triennio 2015/2017 ha già registrato numerose aziende fare investimenti per oltre 5 miliardi di dollari nelle coltivazioni di piante di cannabis,nelle attrezzature per il consumo dei derivati, in prodotti a base di cannabis,in biotech e farmaceutica. La cosa sorprendente è che un’alta percentuale (il 36%) di aziende americane coinvolte nel settore della cannabis (coltivatori, intermediari, produttori di alimenti e farmaci) tra cui la National Cannabis Industry Association, è guidata da donne. In Italia, è noto, la marijuana è richiestissima. Lo si deduce anche dai sequestri operati dalle forze di polizia che sono andati progressivamente aumentando dai 4.985kg del 2006 ai 40.000kg del 2016, agli oltre 90.000kg del 2017 (quest’anno, al mese di giugno, già intercettati oltre 20.000kg) secondo dati elaborati dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Tento conto che la quantità di marijuana circolante e consumata è, secondo stime degli analisti di settore della DCSA ( e anche da valutazioni fatte in passato dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) sei, otto volte superiore a quella sequestrata, si possono ragionevolmente valutare in circa 10, 13 miliardi euro le spese sostenute per il consumo di cannabis.
Se la cannabis fosse legalizzata nelle casse dello Stato potrebbero entrare annualmente dai 7 ai 9 miliardi di euro. A queste entrate fiscali si sommerebbero i contributi previdenziali di coloro che coltivano le piante e di quelli che lavorano nella trasformazione della sostanza. I problemi della salute pubblica ed il mercato nero, parallelo a quello lecito della droga, che inevitabilmente si crererebbe, probabilmente passerebbero in secondo piano innanzi ai soldi. Non si può neanche escludere che la marijuana e in generale l’uso di derivati della cannabis possano risultare utili per alcune patologie. Ricordiamo che la regina Vittoria usava la marijuana per combattere la fastidiosa emicrania di cui soffriva con buona frequenza mentre alcuni scienziati americani, alcuni anni fa, erano arrivati a sostenere che molti dei miracoli compiuti da Gesù Cristo sarebbero dovuti all’uso di un olio estratto dalla cannabis che a quei tempi veniva usato per curare malattie della pelle, degli occhi e l’epilessia. Naturalmente, laddove si arrivasse alla legalizzazione della marijuana potrebbe accentuarsi anche quel fenomeno del “ritorno ai campi”, soprattutto in alcune regioni del Sud che presentano condizioni climatiche favorevoli per tali colture, da parte di chi intende specializzarsi nella coltivazione della pianta di cannabis. Considerato, tuttavia, l’attuale forte consumo di questa sostanza, non credo si possa raggiungere, in tempi brevi, un livello di autosufficienza nella produzione e, quindi, il nostro Paese continuerebbe ad essere la destinazione principale della marijuana del villaggio di Lazarat (Albania) che assicura, da molto tempo, la produzione di un migliaio di tonnellate l’anno per un valore di mercato di circa 5 miliardi di euro. Senza particolari intralci da parte delle autorità locali di polizia.
di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
