28.11.25 – Secondo quanto emerso durante la seconda edizione della Conferenza sulle Dipendenze Patologiche, organizzata nel 2025 dall’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) di Brianza in collaborazione con strutture sanitarie pubbliche e private, i servizi territoriali stanno registrando un cambiamento demografico significativo tra le persone seguite per disturbi da uso di sostanze.

Contrariamente a un immaginario ancora diffuso, che associa le dipendenze prevalentemente all’età giovanile, i dati più recenti indicano che quasi una persona su tre in carico ai servizi per le dipendenze ha superato i 50 anni di età: nello specifico, il 36% degli utenti rientra in questa fascia anagrafica. Ancora più rilevante è la quota degli ultra-65enni, pari al 6,5% del totale, mentre i giovani con meno di 30 anni rappresentano appena il 17%, di cui meno del 3% in età adolescenziale (13–19 anni). L’età media globale degli assistiti si attesta intorno ai 43 anni, un valore che riflette chiaramente un progressivo “invecchiamento” della popolazione affetta da dipendenze.

Questi dati sono stati presentati da Paola Passoni, responsabile della Struttura Complessa di Salute Mentale e Dipendenze dell’ATS Brianza, nel corso della tavola rotonda intitolata “Dipendenze: una questione (anche) di età — Percorsi di cura tra giovani e adulti con cronicità”. L’evento ha messo in luce come l’uso problematico di sostanze — tra cui alcol, psicofarmaci (in particolare benzodiazepine e oppioidi da prescrizione), e sostanze illegali come cocaina e cannabinoidi — stia interessando in misura crescente le fasce della popolazione over-50, spesso in concomitanza con condizioni di fragilità psicofisica, isolamento sociale, o cronicità mediche.

Una tendenza riscontrata non solo in Lombardia, ma a livello nazionale ed europeo. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel Rapporto Osservatorio Epidemiologico sulle Dipendenze 2024, ha segnalato un aumento del 28% negli ultimi cinque anni di accessi ai Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) da parte di persone con più di 50 anni. Tale incremento è attribuibile a diversi fattori: l’allungamento dell’aspettativa di vita, il prolungamento dell’uso di sostanze avviato in età giovanile (i cosiddetti aging users), e l’emergere di nuove forme di dipendenza “silenziose”, come l’abuso di farmaci ansiolitici o ipnotici prescritti per stress, insonnia o dolore cronico — spesso sottovalutato sia dai pazienti che dai medici di base.

A contribuire al fenomeno è anche il cambiamento nella percezione sociale: mentre in passato i comportamenti di abuso venivano occultati per stigma o senso di vergogna, oggi una maggiore consapevolezza sanitaria e l’accessibilità dei servizi territoriali facilitano l’emersione di bisogni un tempo taciuti.

Il direttore sanitario dell’ATS Brianza, Aldo Bellini, ha sottolineato l’urgenza di ripensare i modelli di presa in carico, adattandoli alle esigenze specifiche di una popolazione adulta con comorbidità — fisiche e psichiatriche — complesse. Ad esempio, un paziente over-60 con dipendenza da alcol e ipertensione richiede un approccio multidisciplinare che integri cardiologia, psichiatria, geriatria e supporto sociale, ben diverso da quello indicato per un adolescente con uso occasionale di sostanze.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nelle sue linee guida aggiornate al 2024 (Global Alcohol Report e Guidelines on Clinical Management of Substance Use Disorders in Older Adults), raccomanda esplicitamente di includere screening mirati per l’abuso di sostanze nei protocolli di valutazione geriatrica e negli accessi al pronto soccorso — luoghi in cui spesso emergono per la prima volta problematiche legate a intossicazioni o interazioni farmacologiche gravi.

In conclusione, il profilo epidemiologico delle dipendenze si sta trasformando in modo strutturale: non si tratta più di un fenomeno esclusivamente giovanile, ma di una sfida sanitaria e sociale che interessa trasversalmente tutte le età — con un peso crescente sulle fasce adulte e anziane. Ciò richiede un ripensamento delle politiche di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, basato su evidenze e sensibilità ai bisogni di una popolazione sempre più eterogenea.

 

 

Foto di Brigitte Werner da Pixabay