
06.10.25 – Nel cuore della Sicilia, tra le vie di Agrigento, i vicoli di Sciacca ei centri abitati di Canicattì, si nasconde un fenomeno spesso sottovalutato: un numero crescente di adolescenti e adulti sta sviluppando forme di dipendenza non legate a sostanze chimiche, ma a comportamenti quotidiani resi compulsivi dall’uso smodato della tecnologia e da dinamiche sociali mutate con l’avvento del digitale. Si tratta di condotte apparentemente normali – come fare acquisti online, navigare in rete o cercare relazioni intime – che, quando perdono ogni limite, si trasformano in trappole psicologiche capaci di compromettere relazioni, finanze e benessere mentale.
A differenza delle dipendenze classiche, come quelle da alcol o droghe, queste nuove forme di assuefazione non lasciano segni visibili sul corpo, ma scavano solchi profondi nella sfera emotiva e sociale. Lo shopping compulsivo, ad esempio, non è più solo un vezzo consumistico: per molti diventa un meccanismo di fuga da ansia, solitudine o insoddisfazione personale. Allo stesso modo, l’uso eccessivo di internet – in particolare dei social network – può trasformarsi in una vera e propria dipendenza, caratterizzata da un bisogno irrefrenabile di connessione, con conseguenze sul sonno, sulla concentrazione e sulla capacità di relazionarsi nel mondo reale.
Anche il ricorso a incontri sessuali a pagamento, spesso mediati da app o piattaforme online, sta emergendo come un comportamento problematico, soprattutto tra giovani adulti che cercano affetto, riconoscendo o semplicemente distrazione, finendo però per innescare cicli di dipendenza emotiva e finanziaria. Questi fenomeni, un tempo associati alle grandi città, si sono ormai radicati anche nelle realtà provinciali, dove la percezione di sicurezza e tradizione può nascondere fragilità profonde.
I dati nazionali confermano questa tendenza preoccupante. Secondo l’indagine Health Behavior in School-aged Children (HBSC) condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2022, il 13,5% degli adolescenti italiani mostra un utilizzo problematico dei social media, con sintomi simili a quelli delle dipendenze comportamentali: irritabilità in assenza del dispositivo, perdita di interesse per attività offline e difficoltà nel gestire il tempo. Ancora più allarmante è il dato emerso da una recente ricerca del Laboratorio Adolescenza-IARD (2024), secondo cui oltre il 50% degli studenti ha praticato sexting – ovvero l’invio o la condivisione di contenuti sessuali tramite smartphone, chat o social – spesso senza piena consapevolezza dei rischi legali, psicologici e di privacy connessi.
Gli esperti di salute mentale sottolineano che queste dipendenze, pur non implicando sostanze psicoattive, possono generare un impatto altrettanto grave. “Il problema non è lo strumento in sé – spiega uno psicologo attivo nel territorio agrigentino – ma la perdita di controllo che ne deriva. Quando un comportamento smette di essere una scelta e diventa un bisogno incontrollabile, siamo di fronte a una vera e propria dipendenza, anche se non c’è una sostanza coinvolta”.
La sfida oggi è riconoscere questi segnali in tempo, superare lo stigma che ancora circonda le dipendenze non tradizionali e investire in percorsi di prevenzione e supporto psicologico, soprattutto nelle aree meno servite da servizi specialistici. Perché il disagio non ha confini geografici: si nasconde anche dietro lo schermo di uno smartphone, in una provincia che credeva di essere immune.
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