
20.12.21 – Nel 2020 sono state 41mila le nuove diagnosi di questa neoplasia nel nostro Paese e in oltre l’85% dei casi si tratta di fumatori o ex. «Oltre a esami avanzati per le persone più a rischio è previsto un programma dedicato per la cessazione del fumo – spiega il ministro -. Le evidenze scientifiche ci dicono che la diagnosi precoce e la prevenzione riducono la mortalità. Stiamo investendo per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, per portarlo più vicino ai cittadini e migliorare la qualità della vita di tutti». Se scoprire un carcinoma in fase iniziale può salvare la vita (più piccolo è il nodulo più mininvasiva e radicale può essere la chirurgia, con elevate possibilità di guarigione definitiva), altrettanto decisivo è fornire un sostegno per aiutare i tabagisti a smettere: secondo le statistiche, almeno il 35% dei fumatori italiani (circa 11 milioni di concittadini) ha provato a smettere almeno una volta. La stragrande maggioranza (75%) ci prova da solo e soltanto circa il 5% tenta utilizzando i farmaci per la disassuefazione. Le chance di riuscita sono ancora poche (il 10% è rimasto lontano dal fumo per almeno sei mesi), ma i metodi efficaci e collaudati esistono ed è stato scientificamente dimostrato che non è mai tardi per farlo, perché ci sono benefici in ogni momento, persino quando si ha già una diagnosi di carcinoma polmonare.
