
28.09.26 – Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) sta manifestando un’evoluzione significativa nei profili demografici colpiti sul territorio nazionale. Recenti osservazioni cliniche e monitoraggi territoriali evidenziano un incremento preoccupante delle segnalazioni relative a donne di età superiore ai 65 anni [1]. Questa fascia di popolazione, spesso composta da pensionate o vedove con reti sociali e familiari ridotte, mostra una particolare vulnerabilità alle forme di gioco tradizionale, come le scommesse e i giochi gestiti presso le ricevitorie fisiche [1]. L’isolamento sociale e la modifica dei ruoli quotidiani agiscono come fattori di rischio psicosociali che facilitano l’adesione a questi comportamenti.
- Servizi di assistenza telefonica dedicata: È in fase di potenziamento un servizio di “help telefonico” specificamente progettato per la popolazione femminile over 65. L’obiettivo è superare le barriere di accesso ai servizi tradizionali, offrendo un primo canale di ascolto, orientamento e riduzione del danno [1]. Parallelamente, resta attivo un supporto telefonico dedicato agli under 35, collegato direttamente ai servizi specialistici per le dipendenze comportamentali.
- Screening e prevenzione precoce: Le campagne di informazione nelle scuole, attive da oltre un decennio, utilizzano questionari validati per identificare precocemente i segnali di rischio di dipendenza, inclusa quella da gioco. Questo approccio consente interventi tempestivi prima della cronicizzazione del disturbo [1].
- Criticità degli interventi in situ: Sperimentazioni volte ad aprire sportelli di ascolto direttamente all’interno di sale da gioco (es. protocolli con operatori del settore Bingo) hanno mostrato un’efficacia limitata. L’evidenza suggerisce che l’ambiente di gioco stesso non rappresenta il setting ottimale per l’aggancio terapeutico o per la promozione del cambiamento comportamentale [1].
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