25.01.21 – Autolesionismo negli adolescenti, perché succede e come possono aiutarli i genitori? Abbiamo intervistato uno psicoterapeuta per parlare di giovani e dolore.

Il caso di cronaca che vede come protagonisti due ragazzi di Cernusco sul Naviglio (MI), che si sono sfregiati il volto per “saggiare la loro soglia del dolore” ha aperto nuovi scenari e un acceso dibattito sul perché preadolescenti e adolescenti arrivino a farsi del male con atti autolesionistici e su quali siano i segnali da cercare, dal punto di vista dei genitori, per indagarne i malesseri. L’autolesionismo negli adolescenti non è un tema che può essere approfondito in poche battute e il singolo caso, quello del diciassettenne e della quattordicenne che si sono sfregiati il viso ad altezza delle labbra (in una macabra connessione col personaggio di Joker di Batman), non è ovviamente generalizzabile. Ne abbiamo parlato con Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e Presidente della Fondazione Minotauro di Milano, per capire meglio i contorni di questa storia. La conclusione dell’esperto la anticipiamo in prima battuta, perché è fondamentale: per capire i figli adolescenti l’unico modo è aprirsi all’ascolto di quello che hanno da dire, anche se fa male (ai genitori in primo luogo). Nella storia dei due ragazzi di Cernusco, i quali prima hanno raccontato di essere stati aggrediti e poi di aver provato quasi per gioco a tagliarsi, un po’ “per vedere l’effetto che fa”, la parola centrale secondo Lancini è dolore. Una sofferenza spesso taciuta da chi la prova, non riconosciuta da chi gli sta intorno, in una gerarchia che sale dalla famiglia di origine fino all’agenda politica che inquadra la categoria come non necessaria agli scopi economici del paese. 

 

(…omissis…)

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