
10.09.25 – Negli istituti scolastici britannici sta emergendo una minaccia silenziosa ma estremamente pericolosa: dispositivi per il vaping, apparentemente innocui, vengono utilizzati per veicolare sostanze chimiche artificiali capaci di alterare profondamente la mente e il corpo. Un’indagine condotta dall’Università di Bath, pubblicata nel corso del 2025, ha rivelato che una parte consistente dei liquidi sequestrati nelle scuole non contiene semplicemente nicotina o aromi, ma composti sintetici progettati per imitare gli effetti della cannabis, con conseguenze ben più gravi.
L’analisi, coordinata dal ricercatore Chris Pudney del Dipartimento di Scienze della Vita, ha preso in esame quasi duemila campioni — tra vaporizzatori e ricariche — confiscati in 114 scuole sparse in sette regioni del Paese. I risultati sono allarmanti: il 13% dei prodotti esaminati conteneva sostanze appartenenti alla categoria dei cannabinoidi sintetici, comunemente etichettati come “Spice”. In alcune aree metropolitane, come Londra e il Lancashire, questa percentuale raggiungeva addirittura il 25%.
Questi composti non vanno confusi con il THC, la molecola naturale responsabile degli effetti psicoattivi della marijuana. Sebbene il marketing li presenti spesso come “alternativi” o “simili alla cannabis”, dal punto di vista chimico sono radicalmente diversi. Sono molecole create in laboratorio, spesso più economiche da produrre e molto più instabili dal punto di vista biologico. La loro azione sul sistema nervoso è imprevedibile e potenzialmente letale.
Gli effetti immediati includono vertigini, allucinazioni visive e uditive, battito cardiaco accelerato, convulsioni e, nei casi più gravi, collasso cardiorespiratorio. A lungo termine, chi ne fa uso sviluppa una dipendenza fisica e psicologica paragonabile a quella indotta da oppiacei come l’eroina. I sintomi da astinenza — ansia estrema, tremori, insonnia, depressione profonda — sono descritti dagli stessi utilizzatori come “insopportabili” e “peggiori di qualsiasi altra droga provata”.
Il mercato digitale: una vetrina ingannevole per prodotti letali
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dalla ricerca riguarda la facilità con cui questi prodotti vengono reperiti online. Attraverso un monitoraggio durato tre mesi (giugno-agosto 2025), gli studi hanno identificato centinaia di profili sui social network — in particolare TikTok, Instagram e Facebook — che promuovevano liquidi per sigarette elettroniche “arricchiti con THC”. Tuttavia, un’analisi incrociata tra dati visivi (colore, consistenza, confezionamento) e test di laboratorio ha dimostrato che il 96% di questi prodotti non conteneva affatto THC, bensì cannabinoidi sintetici illegali.
In particolare, su TikTok, quasi 7 venditori su 10 che dichiaravano di vendere “THC vape” erano in realtà spacciatori di Spice. Su Facebook, la percentuale era del 12%, ma con un volume di vendite altrettanto preoccupante. I prodotti vengono spesso etichettati con slogan accattivanti come “effetto rilassante”, “stoned leggero” o “esperienza cannabis-style”, creando un’illusione di sicurezza che nasconde un rischio reale.
Nonostante le segnalazioni formali inviate nel marzo 2025 al gruppo “Drugs on Social Media”, coordinato dalla DSM Foundation (un ente britannico che monitora la diffusione di sostanze illegali online), la maggior parte dei profili segnalati risultava ancora attiva a settembre. Circa il 70% era facilmente rintracciabile con semplici ricerche, utilizzando parole chiave come “vape THC UK” o “legal high vape”. Questo evidenzia una grave carenza nei sistemi di moderazione delle piattaforme, nonostante gli obblighi previsti dalla legge.
In questo contesto, assume particolare rilevanza l’ Online Safety Act , la normativa britannica entrata in vigore nel 2023, che attribuisce all’Ofcom — l’autorità per le comunicazioni — il potere di sanzionare le piattaforme che tollerano la diffusione di contenuti illegali, inclusa la vendita di droghe. Le molte possono raggiungere i 18 milioni di sterline o il 10% del fatturato globale annuo dell’azienda. Eppure, secondo i ricercatori, questi strumenti vengono applicati in modo sporadico e inefficace.
Gli autori dello studio chiedono l’istituzione di un sistema di monitoraggio permanente, gestito dall’Ofcom, dedicato specificamente all’individuazione e alla rimozione di canali che promuovono sostanze psicoattive ai minori. Servono algoritmi addestrati a riconoscere linguaggi codificati, immagini ingannevoli e modelli di comportamento sospetti, nonché collaborazioni con forze dell’ordine e istituzioni scolastiche.
L’uso di questi composti sintetici non è solo una questione sanitaria. Molti adolescenti che ne diventano dipendenti finiscono intrappolati nelle dinamiche di sfruttamento: vengono coinvolti in catene di spaccio, costretti a pagare debiti con altre droghe o denaro, o manipolati psicologicamente dai fornitori. Si tratta di un fenomeno che mina la sicurezza sociale e richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolge servizi sociali, scuole, forze dell’ordine e operatori sanitari.
Il Regno Unito non è un caso isolato. Secondo l’ Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) , i cannabinoidi sintetici sono in crescita in tutta Europa, specialmente tra i giovani tra i 14 ei 19 anni. Paesi come la Polonia, la Germania ei Paesi Bassi hanno già registrato focolai simili, con prodotti venduti online sotto mentite spoglie. L’assenza di una regolamentazione armonizzata a livello UE rende più facile per i trafficanti operare attraverso i confini digitali.
Questa ricerca non descrive un fenomeno marginale, ma un’emergenza in espansione, alimentata da tre fattori principali:
- Marketing ingannevole che sfrutta l’ignoranza dei giovani;
- Regolamentazione digitale inefficace , nonostante strumenti legislativi esistenti;
- Mancanza di educazione mirata nelle scuole, che lascia gli adolescenti impreparati di fronte a prodotti apparentemente “sicuri”.
Per contrastare questa minaccia, è necessario un piano d’azione coordinato:
- Introdurre programmi scolastici obbligatori che spieghino le differenze tra sostanze naturali e sintetiche, con esempi concreti e testimonianze;
- Obbligare le piattaforme social a implementare sistemi di blocco automatico per parole chiave e immagini associate a Spice;
- Creare una task force europea per il monitoraggio transfrontaliero dei canali di vendita online;
- Finanziare centri di disintossicazione specializzati nei cannabinoidi sintetici, ancora rari in Europa.
Il tempo è un fattore critico. Ogni giorno di inazione espone migliaia di adolescenti a rischi irreversibili. La tecnologia ha reso più facile l’accesso a queste sostanze; la società deve rendere altrettanto efficace la risposta.
Foto di Nicky ❤️🌿🐞🌿❤️ da Pixabay
