11.07.25 – È stata ufficialmente autorizzata dall’AIFA la prima sperimentazione italiana sulla psilocibina, un composto psichedelico derivato da alcuni funghi, per il trattamento della depressione resistente alle terapie convenzionali.

Lo studio, finanziato tramite il PNRR e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (che ha già condotto i test preclinici), si svolgerà presso la Clinica Psichiatrica dell’ospedale di Chieti, diretta dal Professor Giovanni Martinotti. Saranno coinvolti anche il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università “D’Annunzio”, la ASL Roma 5 e l’Azienda Ospedaliero Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia.

La ricerca, della durata di 24 mesi, prevede l’arruolamento di 68 pazienti con depressione resistente, che riceveranno la psilocibina in un ambiente strettamente controllato e sotto supervisione medica.

 

Come agisce la psilocibina e le prospettive future

L’interesse per la psilocibina risiede nei suoi effetti allucinogeni. Una volta assunta, si trasforma in psilocina, che interagisce con i recettori della serotonina, modificando l’attività delle aree cerebrali legate all’umore, alla percezione e al pensiero.

Studi recenti condotti in vari paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Australia) hanno dimostrato che anche una o due dosi di psilocibina possono indurre effetti antidepressivi rapidi e duraturi, con miglioramenti clinici significativi che persistono fino a sei mesi nei pazienti con depressione resistente.

In questo studio, l’efficacia sarà valutata attraverso tecniche avanzate di neuroimaging e neurofisiologia, che permetteranno di ottenere immagini dettagliate del cervello. L’obiettivo è identificare specifici biomarcatori cerebrali e sviluppare nuove strategie nell’ambito della psichiatria di precisione.

 

Un nuovo approccio alla salute mentale

Il Professor Giovanni Martinotti, ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti, ha sottolineato l’importanza di questo studio come un “cambio di paradigma” sia scientifico che culturale. La sperimentazione fornirà preziose informazioni sul potenziale antidepressivo della psilocibina e sui suoi meccanismi d’azione, rappresentando una grande opportunità per la ricerca italiana e per migliorare le cure in salute mentale. L’obiettivo è rendere queste nuove molecole più sicure, accettabili e accessibili per l’applicazione clinica.

Francesca Zoratto, ricercatrice dell’ISS e Principal Investigator del progetto, ha evidenziato che lo studio permetterà non solo di valutare l’efficacia della psilocibina in un contesto controllato, ma anche di esplorare forme innovative non psichedeliche, che potrebbero mantenere il potenziale terapeutico eliminando gli effetti allucinogeni.

 

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