
02.08.23 – In questo articolo pubblicato sul Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità i ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping hanno offerto una panoramica sulla dimensione del fenomeno di alcune problematiche legate all’uso
di Internet (gaming, social media addiction).
Alcune manifestazioni che sono, in qualche modo, correlate all’uso di Internet (tra cui cyberbullismo, isolamento sociale, doxing, sexting, morphing) sono all’attenzione della ricerca da relativamente poco tempo e sono pochi gli studi o le indagini robusti per dare un’epidemiologia esaustiva.
Sono stati, comunque, esaminati i principali e più recenti studi evidenziando come questi fenomeni siano in crescita soprattutto tra i giovani.
La definizione di dipendenze comportamentali è un concetto recente in psichiatria e riguarda l’incapacità dell’individuo di moderare un particolare comportamento che di solito è considerato normale e non patologico.
Diventa tale se sviluppa caratteristiche compulsive che compromettono il funzionamento della vita personale. Nella dipendenza da sostanze, invece, la persona sviluppa un comportamento compulsivo nell’assunzione di una sostanza psicoattiva.
Le dipendenze comportamentali mostrano caratteristiche comuni alle dipendenze da sostanze come l’impossibilità a resistere agli impulsi di mettere in atto il comportamento, la sensazione crescente di tensione che precede l’inizio del comportamento (craving), il piacere o il sollievo durante la messa in atto del comportamento, la percezione della perdita di controllo e la persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative.
Tra le dipendenze comportamentali, per quanto concerne la dipendenza da Internet viene attualmente considerata come un termine “ombrello” per far riferimento all’utilizzo intensivo e ossessivo di Internet in tutte le sue forme, dalla navigazione sui social, alla visualizzazione di filmati, al gioco online.
Esistono diverse nomenclature per questo fenomeno, ma non ci sono evidenze sufficienti per giustificare la sua inclusione nella categoria diagnostica delle dipendenze da non sostanze; infatti, i principali manuali diagnostici di riferimento attualmente per l’attività clinica si limitano a dare suggerimenti come auspicare maggiori studi (5a edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM5) oppure inserire esclusivamente il Gaming Disorder come manifestazione diagnosticabile (11a revisione della Classificazione Internazionale delle malattie – ICD-11).
Tra i modelli teorici proposti per spiegare la dipendenza da Internet, il lavoro del gruppo di ricerca
coordinato da K. Young ha fornito un prezioso contributo, basandosi sui pregressi lavori sul gioco d’azzardo patologico. Secondo questo modello sono 3 le fasi dello sviluppo della dipendenza da Internet:
- coinvolgimento;
- sostituzione;
- fuga.
L’individuo si avvicina all’uso della Rete per curiosità e viene attratto da un’attività sulla quale desidera perfezionarsi. Di volta in volta, l’immersione nel mondo virtuale diventa sempre più profonda e le attività in Rete sostituiscono quelle quotidiane.
Si sente sempre più sostenuto, stimolato e interessato e quando si rivolge al mondo virtuale per periodi sempre più lunghi, inizia a fuggire da quello reale e la sofferenza emotiva viene placata dalle sensazioni provate nelle comunità di Internet.
Nel modello sviluppato da K. Young, la dipendenza da Internet si declina solitamente in: dipendenza da videogiochi (gaming disorder), dipendenza da relazioni virtuali, dipendenza da eccessive informazioni, cybersesso, net compulsion, disturbo da gioco d’azzardo online.
Un’altra prospettiva interessante è il modello biopsicosociale di Griffiths che definisce una dipendenza comportamentale sulla base di 6 criteri:
- salienza, quando una particolare attività diventa la più importante nella vita della persona e domina il suo pensiero;
- modificazione dell’umore: si riferisce all’esperienza soggettiva che le persone riportano come conseguenza del loro comportamento;
- tolleranza: il processo per il quale sono necessarie quantità crescenti dell’attività per ottenere i primi effetti;
- sintomi di astinenza: gli stati emotivi sgradevoli che si verificano quando una particolare attività viene interrotta improvvisamente;
- conflitto: gli effetti conflittuali interni che vanno dalla ricerca del piacere alla compromissione delle sfere significative della vita dell’individuo;
- ricaduta: la tendenza a ripetuti ritorni a schemi precedenti anche dopo una lunga interruzione.
Copia integrale del testo si può trovare sul sito fonte, al seguente link.
Autori: Adele Minutillo, Simona Pichini, Paolo Berretta, Renata Solimini, Simonetta Di Carlo, Chiara Fraioli e Gerolama Maria Ciancio.
Centro Nazionale Dipendenze e Doping, ISS
