Documento inviato alla Commissione Affari Sociali della Camera, Onorevole Fabiola Bologna
e alla Commissione Sanità del Senato, Senatore Annamaria Parente.

È ORA IL MOMENTO DI CONSIDERARE I SERD COME VERI E PROPRI PRESIDI AMBULATORIALI
E INVESTIRE PER DOTARLI DI RISORSE UMANE AGGIUNTIVE,
STRUMENTI, TECNOLOGIE E
INTERVENTI COORDINATI PER UNA NUOVA
MEDICINA TERRITORIALE.

Claudio Leonardi 1, Loreta Kondili 2, Massimo Andreoni 3, Francesco Saverio Mennini 3

1. Presidente Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPAD)
2. Ricercatore Medico Istituto Superiore di Sanità, (ISS)
3. Direttore Scientifico Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT)
4. Presidente Società Italiana di Health Tecnology Assessment (SIHTA)

La pandemia di Covid-19 ha rallentato la cura e la diagnosi di tante malattie, e ha messo a nudo la
fragilità del territorio, ma allo stesso tempo è stata di grandissimo insegnamento, facendo
comprendere che il bene della comunità passa attraverso la salute e il bene del singolo. Bisogna
creare nuove opportunità per migliorare le attività di prevenzione e cura sul territorio; la pandemia
ha acceso l’interesse da parte di tutti e bisogna approfittare della nuova attenzione per rimettere al
centro tutte le malattie infettive altrettanto rilevanti come l’infezione da HIV e da HCV, malattie
sessualmente trasmessi etc.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede la realizzazione delle case di comunità, ad
ampio raggio d’azione, dei veri presidi ambulatoriali sul territorio con specialisti sia per l’assistenza
medica che sociale, non alternativo all’ospedale, ma capace di intercettare e limitare gli accessi
impropri nei Pronto soccorso.
Bisogna puntare agli investimenti all’interno del PNRR per il potenziamento dei Servizi per le
Dipendenze (SerD).

L’assunzione di sostanze stupefacenti rappresenta uno dei problemi di maggiore impatto sulla salute
pubblica, in considerazione delle conseguenze a carico del singolo consumatore e dell’intero contesto
sociale. La complessità del fenomeno dell’addiction e il suo forte impatto sulla salute psicofisica della
persona, sulla sua vita affettiva, relazionale e sociale in genere, richiede, oltre all’intervento delle
varie figure professionali presenti nel SerD, percorsi integrati con altri Servizi. I quadri clinici di
questa patologia complessa riconoscono anche la diffusione di patologie di natura infettivologica
quali infezione da virus HIV, virus epatitici (il virus dell’epatite C uccide molti più pazienti
dipendenti da eroina, che non la droga stessa per overdose, o incidenti stradali) nonché malattie
sessualmente trasmesse con tassi molto più elevati di quelli riscontrati nella popolazione generale.
Ancora, la comunità delle persone che usano droghe per via parenterale rappresenta il bacino
epidemiologico naturale per perpetuare la diffusione delle diverse malattie infettive.
Il bacino di utenza dei SerD, che sono 550 nelle ASL Italiane, è molto ampio. Nonostante
l’importanza della questione in termini di sanità pubblica in Italia l’investimento per la lotta alle
dipendenze è meno dell’0.8% del PIL, nonostante le conseguenze in termini di costi sociali,
economici e del SSN incidono sul PIL in modo pesante e nettamente superiore (perdita di
produttività, spesa sociale, spesa del sistema previdenziale, spesa a carico delle famiglie). Secondo
uno studio svolto da Crea Sanità, sono oltre 136.000 gli utenti in carico presso i Servizi per le
Dipendenze, e superano i 205.000 se consideriamo anche il consumo di sostanze stupefacenti
secondarie ad altre dipendenze, rappresentando circa il 70% dell’utenza complessiva di questi servizi.
Secondo lo studio il dimensionamento dell’offerta deputata alla presa in carico dei soggetti
consumatori di sostanze stupefacenti presenta un’importante variabilità regionale, sia in termini di
personale dedicato (11,2 unità ogni 100.000 abitanti, con un valore massimo pari a 12,6 nel Nord-
Ovest del Paese ed uno minimo nel Mezzogiorno, pari a 9,9), che di tipologia di figure professionali:
in termini di prevalenza delle componente medica o quella infermieristica, o quella del solo
psicologo, evidenziando quindi una forte eterogeneità organizzativa e di modelli di presa in carico.
Complessivamente si stima un costo (diretto) nazionale annuo per il Paese pari a 8,1 mld di euro; e
un valore dei consumi di sostanze stupefacenti di circa 15,8 mld di euro, complessivamente l’impatto
raggiunge i 23,9 mld di euro, ovvero l’1,1% del PIL italiano. La gestione degli Esiti (in particolare
delle patologie droga-correlate, quali HCV e HIV), rappresenta la voce di costo maggiore, pari a 4,4
mld di euro (55%), seguita da quella sociale/giudiziaria (contrasto, gestione illeciti e reati,
detenzione), pari a 2,3 mld di euro (29%), e da quella relativa alla presa in carico dei servizi per le
dipendenze (ambulatoriale, domiciliare, residenziale e semi-residenziale) pari a 1,4 mld di euro
(16%). Dalle simulazioni di scenari che prevedono azioni finalizzate a contenere gli “esiti del
fenomeno” emerge la possibilità di realizzare risparmi significativi: per ogni euro investito sulla presa
in carico socio-sanitaria (nuovi approcci farmacologici, incremento delle visite, potenziamento dei
servizi etc.) si stima potrebbero esserne risparmiati 5.

In genere la responsabilità del SerD. è affidata a un Dirigente Medico. All’interno, è possibile
trovare una equipe multidisciplinare in grado di affrontare problematiche molteplici che le persone
tossicodipendenti o consumatori occasionali mostrano molto frequentemente. Tuttavia, esiste una
forte variabilità organizzativa delle diverse offerte e delle modalità di accesso nei SerD. essendo
le Regioni (da cui dipendono le ASL e quindi i SerD.) dotate di autonomia programmatica sul
proprio territorio.
La carenza di medici, problema molto importante del nostro SSN come rilevato da un recente studio
di EEHTA-CEIS dell’Università di Roma “Tor Vergata” ed il MEF, ha messo a dura prova i SerD
che sono stati oggetto di continui ridimensionamenti del personale nonostante il numero dei pazienti
sia costantemente in aumento. Tale fenomeno ha determinato inevitabili disservizi in termini di
assistenza, un costante decadimento delle prestazioni a svantaggio degli assistiti più fragili e
bisognosi nonché ad un incontro medico non sempre approfondito, che quasi sempre si esaurisce in
una prescrizione farmaceutica, piuttosto che in un contatto educativo e personalizzato rispetto ad un
profilo di rischio.
La capacità programmatoria e i servizi offerti dai SerD devono essere considerati con una
visione olistica.
Le persone che frequentano i SerD sono vittime del “distanziamento sociale”. I servizi territoriali
attuali, in molti casi, possono offrire poco più della terapia farmacologica nonostante la sofferenza
dei pazienti dei SerD. Il tutto presenta un elevato impatto in termini umani, sanitari, sociali ed
economici. Si tratta di persone che necessitano di assistenza multidisciplinare di tipo medico,
psicologico e sociale. Le dipendenze sono malattie croniche che possono determinare recidive in
qualsiasi momento della vita e che spesso richiedono trattamenti a lungo termine o in alcuni casi per
tutta la vita, come accade per molte altre malattie croniche.
Alla luce di quanto scritto sopra e delle evidenze, tanto dal punto di vista clinico-epidemiologico che
organizzativo e sociale, appare giunto il momento di considerare i SerD come veri e propri presidi
ambulatoriali dotati di figure professionali, strumenti e interventi coordinati per una nuova medicina
territoriale di prossimità che sia in grado di offrire tempestivamente e continuativamente un servizio
assistenziale efficace ed efficiente. Il tema delle diseguaglianze di salute e di condizioni quali lo
stigma e il pregiudizio sono preliminari e molto influenzanti per ogni approccio al paziente in questo
ambito. Le Comunità Terapeutiche devono essere concepite come parte integranti dei progetti della
sanità territoriale in stretto rapporto o all’interno di una nuova concezione dei SerD, organizzati in
Dipartimenti autonomi, orientandosi ad una maggiore specializzazione e integrazione delle figure
professionali con ampia visione di modularità di offerta di sanità per le fragilità in un contesto di
cronicità. Le Comunità e servizi sono complementari ed è necessaria una loro sinergia assicurando
la continuità assistenziale visto tutto come un intervento realmente integrato e coordinato.
Le Istituzioni, insieme alla comunità scientifica devono impegnarsi sinergicamente nel
contrasto alle dipendenze patologiche al fine di supportare le risorse territoriali per le
dipendenze.

È davvero necessario che le Istituzioni valorizzino il lavoro dei SerD. Questi devono essere dotati di
maggior risorse per una assistenza territoriale integrata caratterizzata da maggiori professioni
mediche e psicosociali e da una adeguata dotazione di strumentazione tecnica di diagnosi e presa in
cura, evitando troppi passaggi spesso fallimentari. Bisogna garantire effettivamente, e non solo sulla
carta livelli essenziali di assistenza (LEA) che comprendono attività di prevenzione, diagnosi, cura e
riabilitazione all’interno di una struttura che sia in grado di affrontare i bisogni di cura della
popolazione afferente dei SerD dotata di grande fragilità in maniera efficace ed efficiente.
Nonostante gli sforzi compiuti nel tempo volti alla prevenzione dell’HIV/AIDS, si registra oggi,
nell’ambito della popolazione in carico ai SerD italiani, una bassa proporzione di persone testate per
le principali patologie infettive, a livello nazionale. Risulta, quindi, indispensabile incrementare le
attività di screening e della precoce presa in carico delle principali patologie infettive tra gli utenti dei
Servizi per le dipendenze. Il tutto attraverso efficaci procedure di offerta dei test nell’ambito di un
più ampio e articolato spettro di azioni di informazione, sensibilizzazione e prevenzione. Con
l’obiettivo di rendere fattibile questo percorso, diviene necessario investire a potenziare i SerD come
point of care con figure mediche e paramediche sufficienti a garantire una prima accoglienza e a
seguire un percorso di prevenzione diagnosi e cura efficiente in tutto il percorso attraverso reti con
i medici specialisti, rafforzando o costruendo reti di connessione per i dati. Bisogna dare al medico
che opera negli SerD la possibilità di interloquire con gli specialisti, anche in via telematica,
informatica e telefonica, affinché si accelerino le prestazioni in modo efficace.
L’investimento deve essere visto come un ampliamento e ammodernamento della medicina del
territorio in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale garantendo equità (verticale) a livello
Nazionale evitando le pesanti disuguaglianze attualmente esistenti a livello Regionale.

Si propone:
• Implementazione personale specializzato (medici, paramedici e psicoterapeuti) necessario per le
attività multidisciplinari richieste all’interno dei SerD.
• Organizzazione strutturale degli spazi funzionali messi a disposizione dei SerD per favorire le
proprie attivitá multidimensionali sia in favore della popolazione adulta che quella adolescenziale
• Organizzazione e gestione del SerD come Point of Care per la diagnosi rapida e cura con percorsi
agevolati e rapidi delle patologie infettive dei suoi pazienti
• Attivazione della telemedicina e del teleconsulto per pazienti in assistenza domiciliare e con i centri
specialistici per incrementare la compliance dei pazienti e l’outcome degli interventi
• Istituzione dei Dipartimenti per Dipendenze autonomi in collaborazione ed integrazione con il
privato accreditato.

 


 

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-07315

 


 

Letteratura a supporto
• Relazione al parlamento sulle Tossicodipendenze 2021(Dati aggiornati 2020) disponibile in
https://www.politicheantidroga.gov.it/media/3070/relazione-annuale-al-parlamento-
2021.pdf
• Nuove Linee di indirizzo per lo screening e la diagnosi Nuove Linee di indirizzo per lo
screening e la diagnosi delle principali patologie infettive delle principali patologie infettive
correlate all’uso di sostanze correlate all’uso di sostanze nei Servizi per le Dipendenze 2017
disponibile in https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2767_allegato.pdf
• Report-impatto-tossicodipendenza.pdf disponibile in https://www.panoramasanita.it/wpcontent/
uploads/2021/06/Report-impatto-tossicodipendenza.pdf
• Dal decreto attuativo sullo screening, all’obiettivo finale “to cure”: percorso condiviso e
condivisibile come supporto a livello Centrale e Regionale disponibile in
https://www.webaisf.org/wp-content/uploads/2021/01/Final-White-Paper.pdf
• Rapporto Tossicodipendenze Analisi dei dati del Sistema Informativo Nazionale delle
Dipendenze Anno 2018 disponibile in
http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato6630494.pdf
• International Standards for the Treatment of Drug Use Disorders, UNODC/WHO, 2020
disponibile in https://www.unodc.org/documents/drug-prevention-and-treatment/UNODCWHO_
International_Standards_Treatment_Drug_Use_Disorders_April_2020.pdf
• Vardé A, Mennini FS. Il personale del Servizio Sanitario Nazionale – evoluzione e prospettive
nella programmazione sanitaria. Mecosan. Issue: 110, Pg. 9-43, DOI: 10.3280/MESA2019-
110002 (2019).
• Kondili LA, Andreoni M, Alberti A. Estimated prevalence of undiagnosed HCV infected
individuals in Italy . A mathematical model by route of transmission and fibrosis progression.
Epidemics 2021 Vol 34. Disponibile in Italiano in
file:///C:/Users/kondili_loreta/Downloads/SPECIALE_5_INF_IN_MED_2020_dicembre%2
02020.pdf