26.01.22 – Gli smartphone sono stati la finestra sul mondo a cui ci siamo più affacciati durante la pandemia. I lockdown hanno fatto registrare, da subito e ovunque, picchi di utilizzo di app e social mai visti prima. Ma tutta questa fame d’interazione virtuale ci ha fatto bene?

I ricercatori della Ruhr-Universitat di Bochum, in Germania, hanno condotto uno studio internazionale sull’utilizzo dello smartphone durante la pandemia e svelato un lato oscuro dell’accesso spasmodico a chat e social che va oltre la “dipendenza”. Rivolgersi eccessivamente ai cellullari ha innescato in noi un basso senso di controllo, un pensiero negativo ripetitivo e la cosidetta “Fomo”, acronimo di “Fear of missing out”, che è letteralmente la paura di essere tagliati fuori: una condizione di ansia sociale che può sfociare nel patologico.

Detta anche la paura di perdere un’occasione, la Fomo è una sofferenza emotiva, direttamente alimentata dai social network, che si basa sul desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno gli altri per paura di essere esclusi da contesti sociali gratificanti. Potremo definirla la preoccupazione compulsiva di perdere un’interazione sociale, amplificata dalla loro rarità nel mondo reale, dovuta al distanziamento e alle norme anti Covid dettate dalla pandemia globale.

 

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay