17.01.22 – Nell’editoriale del secondo numero del 2021 del Bollettino di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), il sociologo Maurizio Fiasco riflette su alcuni nessi fra pandemia e gioco d’azzardo. Sono due i rilievi fortemente critici mossi da Fiasco: in primo luogo la mancata realizzazione di indagini, durante i periodi di lockdown, da parte delle istituzioni sanitarie sul fenomeno del gioco d’azzardo e quindi il fatto che ancora manchino dati affidabili sul numero di pazienti presi in carico per gioco patologico. In secondo luogo Fiasco sottolinea le conseguenze, anche sulle forme di gioco, dell’aumento di povertà e di indebitamento delle famiglie italiane in conseguenza del Covid-19.

Sul primo rilievo, Fiasco osserva come la pandemia abbia rappresentato un’occasione persa per studiare il fenomeno del gioco d’azzardo in occasione della chiusura delle sale da gioco e del conseguente cambiamento di abitudini per quella fascia di giocatori patologici o più problematici. Il contesto straordinario di blocco di una parte importante dell’industria dell’azzardo non è stato sfruttato per indagare meglio la domanda e l’offerta di cura. A tal proposito, si osserva come manchino dati affidabili sul numero di prese in carico correlate a disturbi del gioco d’azzardo. Scrive Fiasco: “Tutto converge, sullo sfondo, a indicare una domanda silenziosa di presa in carico terapeutica che non trova canali per poter essere accolta e trattataLe offerte assistenziali su gioco d’azzardo patologico continuano del resto a rivolgersi prevalentemente a persone con quadro clinico severo, spesso con doppia diagnosi e con alle spalle una famiglia multiproblematica. Si rifiuta invece il paradigma della persona “non necessariamente predisposta”,

 

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