Da alcuni anni, a Bologna, Modena e Parma, sono presenti cellule criminali dei principali cults nigeriani anche a connotazione mafiosa.La conferma su quanto annotato nell’ultima relazione della DIA (luglio 2019) arriva anche da recentissime operazioni di polizia (No fly zone, condotta a Palermo dalla Polizia di Stato ad aprile 2019) e, più in generale da diverse inchieste giudiziarie sul territorio nazionale. I cults sono organizzazioni criminali nigeriane originate da una degenerazione delle confraternite sorte a metà del secolo scorso in alcune Università del delta del Niger con lo scopo di divulgare messaggi di pace e di tolleranza. Sfruttando i flussi migratori, la criminalità nigeriana si è sviluppata in gran parte dei Paesi europei, in Italia ma anche in Giappone, in Sud Africa e nei Paesi del Nord e sud America.
Nel nostro Paese la criminalità nigeriana ha assunto nel tempo metodiche simili a quelle mafiose quanto a modalità di azione criminale, a collegamenti transnazionali, alla omertà che caratterizza gli associati, al timore diffuso di rappresaglie delle vittime. Tra le principali organizzazioni criminali presenti in Italia, lo ricordiamo, si annota la Supreme Eiye Confraternity o semplicemente Eiye, dal nome di un uccello nel dialetto Yoruba, uno dei gruppi etnici presenti in NIgeria. Ed il simbolo degli Eiye è proprio un volatile mitologico rappresentato su uno sfondo azzurro nell’attimo di catturare una preda. Considerati tra i più pericolosi in Nigeria – dove sono stati messi al bando alcuni anni fa – gli Eiye sono segnalati in Emilia Romagna (in particolare a Modena, Bologna e Parma dove sono presenti anche gli altri due cults dei Balck Axe e Maphite), nel Veneto (in provincia di Padova), a Roma e in Sardegna (dove viene segnalata dalla polizia di Stato una cellula denominata Calypso). Le indagini collegate alla operazione suindicata No fly zone, hanno rivelato la struttura gerarchicamente organizzata degli Eiye con aspetti a dir poco inquietanti che vengono analiticamente esaminati dagli analisti della DIA. Terminologia e simboli della struttura criminale nazionale denominata Aviary (voliera) richiamano, in realtà, più lo studio degli uccelli, con a capo il boss indicato come World Ibaka in contato con l’organismo madre in Nigeria.
L’Aviary è rappresentata a livello provinciale da sezioni definite Nest (nidi) dirette da un Flying Ibaka i cui affiliati (bird) formano un gruppo segreto. Testimonianze dei collaboratori di giustizia hanno consentito di delineare le cariche più importanti all’interno di ciascun Nest. Così, troviamo il vice del Flying Ibaka che viene indicato Ostrich (lo struzzo) incaricato di far eseguire le direttive del capo, mentre le funzioni di segretario durante le riunioni sono affidate al Nightngale (l’usignolo). La raccolta delle quote associative e la tenuta dei registri contabili è svolta dal Woodpecker (il picchio) ed eventuali azioni di violenza vengono coordinate da Eagle (l’aquila) che è anche il capo dei picchiatori. Il Parrot ( il pappagallo) partecipa a tutte le cerimonie del direttivo cantando durante le cerimonie di affiliazione mentre l’attività di intelligence nel gruppo è affidata alla Dove (la colomba). Infine, verbalizzazione delle sedute e logistica sono affidate al Flying Commandant ( il comandante di volo).
Il finanziamento della cult avviene attraverso il pagamento di una tassa di ingresso che viene utilizzata –analogamente a quanto praticato dalle mafie italiane – per i sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti. Questa organizzazione, rileva la DIA, “..si è radicata nel Nord (a Torino, Brescia, Verona, Padova), a Roma e nel Sud, in particolare, a Napoli e Castel Volturno (Caserta), località, quest’ultima, emersa in numerose indagini quale luogo legato a membri dell’organizzazione Eiye per dimora, transito, legami familiari, episodi delittuosi e altro”. Una situazione, dunque, per nulla tranquillizzante nonostante importanti risultati investigativi delle forze di polizia in un Paese, il nostro, che, tra quelli democratici, continua ad essere “..quello più appetibile per i criminali..”.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
