
27.11.25 – Un interessante articolo di Anna Paola Lacatena dal titolo “Salute mentale e dipendenze, l’accorpamento non convince”, pubblicato ieri sul quotidiano Avvenire analizza, a nostro parere in modo efficace, la dicotomia tra quanto contenuto all’interno del nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 (terza versione), trasmesso alle Regioni dal Ministro della Salute Orazio Schillaci con nota del 13 novembre 2025, e quanto dichiarato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Onorevole Alfredo Mantovano al termine della VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze (Roma, 7 e 8 novembre 2025).
Il tema è ancora quello dell’organizzazione dei Dipartimenti delle Dipendenze e dei Dipartimenti Salute Mentale.
In particolare, nonostante nel piano in attesa dell’approvazione della Conferenza Stato-Regioni venga ancora ribadito il “Dipartimento a matrice integrato e inclusivo” come modello organizzativo di riferimento (secondo noi leggasi accorpamento tra Dipartimenti di Salute Mentale e Dipartimenti delle Dipendenze), l’Onorevole Mantovano ha recentemente sottolineato e ribadito la necessità che i Dipartimenti delle Dipendenze rimangano autonomi e che lo sforzo di tutti sia mirato ad una fattiva collaborazione, e non all’integrazione/accorpamento, tra i rispettivi Servizi.
L’articolo di Lacatena elenca diversi punti critici condivisibili e più volti sottolineati anche da S.I.Pa.D, evidenziando le profonde differenze tra i due ambiti Dipendenze e Salute Mentale e i rischi per la qualità delle cure in caso di accorpamento.
I bisogni e le problematiche dei pazienti affetti da dipendenza sono radicalmente diversi da quelli dei pazienti afferenti alla Salute Mentale, nei quali è centrale il controllo comportamentale. I primi necessitano infatti di un approccio specifico e multidisciplinare, centrato non solo sul trattamento medico e farmacologico ma anche sull’approccio psicoterapeutico e socio-educativo, sulla motivazione al cambiamento, sulla gestione della crisi e sulla prevenzione della ricaduta.
I Dipartimenti delle Dipendenze operano mediante accesso diretto ai trattamenti ambulatoriali territoriali collaborando con comunità terapeutiche orientate a percorsi differenti rispetto a quelle puramente psichiatriche o di doppia-diagnosi.
L’accorpamento rischia di diluire le competenze specifiche perdendo di fatto la focalizzazione sui bisogni delle diverse popolazioni di pazienti (adolescenti, donne, cittadini affetti da dipendenze da sostanze legali, illegali o da comportamenti, poliabusatori), oltre a portare al rischio di una sovrapposizione di funzioni senza un reale guadagno in termini di efficienza, ma piuttosto a confusione e spreco di risorse.
Se l’intento è quello di voler investire nella salute delle persone offrendo soluzioni per garantire risposte immediate alle urgenze e ai bisogni, l’accorpamento potrebbe avere l’effetto opposto, rendendo i servizi meno reattivi e meno efficaci.
L’autrice conclude che l’idea di un “dipartimento unico” per Salute Mentale e Dipendenze non convince e rischia di compromettere la qualità delle cure, in sintesi mettendo in guardia contro una semplificazione eccessiva che, pur mirando all’efficienza, potrebbe sacrificare la qualità e l’efficacia delle cure, penalizzando proprio coloro che dovrebbero essere al centro del sistema di cura in un’epoca storica di profonda evoluzione nel panorama delle dipendenze.
S.I.Pa.D, sposando appieno le parole dell’Onorevole Mantovano, ribadisce quindi ancora una volta la necessità di mantenere la distinzione organizzativa tra Dipartimenti di Salute Mentale e Dipartimenti delle Dipendenze, garantendo forme di collaborazione e integrazione attraverso protocolli condivisi e percorsi di cura integrati ma nel rispetto delle specifiche competenze di ciascun settore.

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