14.11.25 – Negli ultimi anni, il panorama delle dipendenze in Italia ha assunto contorni sempre più preoccupanti, con un incremento significativo soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. In particolare, la cosiddetta Generazione Z — ovvero i nati tra la metà degli anni ’90 e i primi anni 2000 — mostra un’incidenza allarmante di comportamenti a rischio: secondo il Rapporto nazionale sulle dipendenze 2024, circa il 26% dei giovani tra i 15 e i 24 anni dichiara di aver fatto uso di sostanze psicoattive illegali almeno una volta negli ultimi dodici mesi.

Questo dato colloca l’Italia al di sopra della media europea per alcune categorie di sostanze, soprattutto quelle sintetiche e non regolamentate.

Un fenomeno particolarmente critico è quello dei cosiddetti multi-consumatori, ovvero soggetti che fanno ricorso simultaneo o alternato a più di una sostanza illegale. Si stima che siano oltre 162.000 gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado (circa il 7% del totale) a rientrare in questa categoria, con una prevalenza crescente di combinazioni che includono cannabinoidi sintetici, stimolanti da discoteca (come MDMA o cocaina) e nuove sostanze psicoattive (NPS), spesso acquistate online tramite darknet o marketplace non regolamentati.

L’EUDA ha registrato, solo nel 2024, 79 nuove molecole psicoattive segnalate a livello europeo, di cui ben 63 sono già state rintracciate in Italia — un record rispetto agli anni precedenti.

Complessivamente, le stime più aggiornate indicano che circa 5,1 milioni di cittadini italiani (pari al 9,2% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) presentano comportamenti d’uso di sostanze con potenziale dipendenza, sebbene non tutti siano già in trattamento. Di questi, oltre 915.000 sono giovani sotto i 30 anni che assumono sostanze con cadenza settimanale o superiore — un dato in crescita del 12% rispetto al 2020, secondo l’ISS.

Parallelamente, il sistema di cura pubblica, rappresentato principalmente dai Servizi per le Dipendenze (SerD), versa in una condizione di sofferenza strutturale: al 2024, il personale specializzato è diminuito del 18% rispetto al 2015, con una media nazionale di 1 operatore ogni 8.700 abitanti, ben al di sotto dello standard raccomandato dall’OMS (1 ogni 5.000).

Nonostante la riduzione del consumo di oppiacei tradizionali, l’eroina rimane la sostanza più frequentemente associata ai percorsi terapeutici complessi, con oltre il 40% dei pazi in carico che ne fa ancora uso, spesso in combinazione con altre sostanze (poliassunzione) o in forme di somministrazione alternative (es. sniffata o inalata, più comuni tra i nuovi utenti).

 

 

A fronte di questa situazione — definita da più esperti come “emergenza invisibile”, poiché spesso sottostimata rispetto ad altre crisi sanitarie — si rende necessario un ripensamento strategico delle politiche di prevenzione, intervento precoce e cura.

L’approccio dovrebbe integrare non solo l’assistenza clinica, ma anche la promozione della salute mentale, il sostegno scolastico, interventi basati sull’evidenza (come i drug checking in contesti di riduzione del danno) e la formazione specifica per insegnanti e operatori socio-sanitari.

Inoltre, l’adozione di modelli community-based e l’uso di piattaforme digitali per il monitoraggio e la consulenza psicologica rappresentano strumenti emergenti già sperimentati con successo in Paesi come il Portogallo e la Svizzera.

Solo attraverso un’azione coordinata, interistituzionale e basata su dati aggiornati, sarà possibile contrastare efficacemente questa tendenza e proteggere il capitale umano delle future generazioni.

 

 

Fonti:

  • Rapporto Nazionale sulle Dipendenze 2024 – Dipartimento per le Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • European Drug Report 2024 – EMCDDA
  • Osservatorio Nazionale Adolescenza (Università di Firenze), indagine 2025 su comportamenti a rischio
  • Istituto Superiore di Sanità, “Sorveglianza PASSI e PASSI d’Argento” (aggiornamento 2024)
  • WHO Guidelines on Community-Based Interventions for Substance Use Disorders (2023)
  • Dati ISTAT sulla distribuzione demografica e sanitaria regionale (2025)