12.06.26 – Negli ultimi anni si è sostenuto che l’integrazione dei Servizi per le Dipendenze all’interno dei Dipartimenti di Salute Mentale avrebbe migliorato la presa in carico dei pazienti, favorito la gestione delle patologie psichiatriche concomitanti e aumentato l’efficacia complessiva degli interventi.

Il rapporto SIND 2024 (Sistema Informativo Nazionale per le Dipendenze del Ministero della Salute) non contiene una valutazione diretta degli effetti organizzativi dell’accorpamento dei Ser.D nei Dipartimenti di Salute Mentale. Tuttavia, alcuni indicatori consentono una riflessione critica sugli obiettivi che tale scelta avrebbe dovuto perseguire: maggiore integrazione, migliore presa in carico, incremento dell’accessibilità e migliore gestione della comorbilità psichiatrica.

I numeri raccontano una realtà diversa.
Nel 2024 i Ser.D hanno assistito 126.910 persone, un dato inferiore rispetto ai livelli registrati negli anni precedenti, mentre continua a ridursi il personale medico dedicato ai servizi: i medici rappresentano oggi appena il 19,8% dell’organico complessivo dei Ser.D, all’interno di una dotazione di personale che negli anni ha progressivamente perso professionisti sanitari altamente specializzati.

Ancora più rilevante è il dato relativo alle comorbilità psichiatriche: soltanto il 6,1% degli utenti risulta registrato come portatore di una patologia psichiatrica concomitante. Una percentuale difficilmente conciliabile con quanto sostenuto come ragione fondamentale per un accorpamento dei servizi.

Persistono inoltre importanti criticità negli screening infettivologici, con una quota significativa di utenti mai testati per HIV o epatiti virali, mentre il fenomeno della dipendenza evolve rapidamente con la crescita dei trattamenti correlati all’uso di cocaina.

Se l’obiettivo dell’accorpamento era costruire una reale integrazione clinica tra salute mentale e dipendenze, i risultati disponibili non consentono oggi di affermare che tale traguardo sia stato pienamente raggiunto.
Anzi, mentre diminuiscono le prese in carico e si riduce la presenza di medici dedicati, si affermano nuovi pattern di consumo che richiederebbero investimenti aggiuntivi e non una progressiva diluizione delle competenze specialistiche.

Più che una fusione amministrativa, le dipendenze sembrano richiedere autonomia organizzativa (leggasi Dipartimenti Strutturali delle Dipendenze Autonomi) personale dedicato, governance specifica e risorse adeguate.

La domanda da porci non è se i Ser.D debbano stare dentro o fuori i Dipartimenti di Salute Mentale.
La vera domanda è: i pazienti stanno ricevendo cure migliori? I dati oggi disponibili non sembrano indicarlo.

Dr. Claudio Leonardi
Presidente SIPaD