La criminalità del narcotraffico nella “euroscettica” Inghilterra


Difficile immaginare cosa potrà accadere a giugno prossimo se il referendum popolare annunciato da tempo dovesse sancire la fuoriuscita dell’Inghilterra dall’UE. Personalmente non credo che tornare ad “isolarsi” dal contesto europeo, pensando ad una nuova splendente fase storica che caratterizzò il Regno Unito nei tempi passati, possa essere la mossa giusta. Sicuramente non lo  è sul piano della sicurezza pubblica in generale e del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. Una cooperazione di polizia e giudiziaria sempre più strette ( penso ad Europol, Eurojust, Frontex), con interscambi informativi veloci, è la condizione preliminare per attività di prevenzione e repressione al passo con i tempi odierni dove la grande criminalità è riuscita ad annullare gli “spazi”. Sebbene non esistano in Gran Bretagna organizzazioni criminali strutturate in rigide e articolate gerarchie ma siano ancora “..fluide, flessibili e opportuniste..” ( John Murphy, della Association of Chief Police Officers, luglio 2009), i gruppi che agiscono localmente, anche se di dimensioni ridotte, hanno collegamenti più o meno stabili con organizzazioni estere. Una caratteristica che accomuna le “associazioni” britanniche è la loro appartenenza a gruppi etnici o nazionali specifici; così abbiamo i giamaicani, i cinesi, gli italiani, gli israeliani, i turchi, gli indiani, gli africani. L’omogeneità etnica ne costituisce anche il principale vincolo associativo. Pare quasi una singolare nemesi storica, che la nazione protagonista della formazione di un impero coloniale tanto vasto sia ora in qualche modo colonizzata da gruppi criminali provenienti dai paesi un tempo soggetti. In realtà il fenomeno può essere letto in ben altra chiave: e cioè che proprio l’emarginazione etnica delle frange immigrate può essere la causa di fondo delle loro attività delittuose. Che la criminalità in Inghilterra costituisca un serio problema emerge anche dai dati che, di tanto in tanto, vengono forniti dalla Commissione europea e dall’UNODC che, per esempio, nel 2013 ponevano il paese in cima alla classifica UE per numero di omicidi, rapine e furti. La situazione non è granché mutata  in seguito anche se i dati ufficiali del 2015 non sono ancora disponibili. Certo è che continua la violenza delle varie bande che si contendono il mercato delle droghe ( analoghi problemi si registrano in Irlanda). Il traffico di stupefacenti anche da queste parti è la principale attività criminale e i dati sui sequestri operati nel 2015 in Inghilterra e in Galles dalle forze di polizia territoriali e alle frontiere, anche se in calo di circa il 10% rispetto all’anno prima, evidenziano sempre un mercato effervescente: 3.387kg di cocaina, poco più di 15 ton. di cannabis e 367mila piante ( fonte, Home Office and Policing Statistics, novembre 2015). Mercato che “tira” anche in Scozia dove nel 2014, secondo dati aggiornati a ottobre 2015, erano state intercettati 142kg di eroina, 124kg di cocaina, 23kg di crack, 16mila pastiche di ecstasy, 504kg di amfetamine, 66,8kg di mefedrone, 452kg di cannabis, 23mila piante, 1,2milioni di compresse di diazepam (psicofarmaco della categoria delle benzodiazepine).

In Inghilterra, sono i giamaicani, chiamati anche yardies o yard boys ( dal nome di una baraccopoli di Trenchtown, un quartiere di West Kingston chiamata, appunto, the yard o the jungle), a controllare la piazza dello spaccio di cocaina, del crack e del riciclaggio dei relativi proventi. Sono organizzati in una molteplicità di bande violente, in concorrenza tra loro e con gruppi di altre etnie. I cinesi sono interessati alle estorsioni in danno di connazionali, al gioco d’azzardo, alla prostituzione e al traffico di droghe e sono organizzati secondo i rituali e le strutture tipiche delle Triadi. Sono particolarmente attivi nella chinatown di Londra ( ma anche nel quartiere di Queenway) e a Manchester, Glascow, Birminghan e Southampton. Riciclaggio, traffico di droghe e truffe sono appannaggio dei gruppi criminali israeliani sorti tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta come conseguenza della fuga da Israele di un certo numero di giovani malviventi che vollero sfuggire alla coscrizione per la guerra del Kippur. Nigeriani e ghanesi sono i principali componenti dei gruppi africani specializzati nel traffico di eroina, ambito in cui operano anche gruppi di origine turco-cipriota. La criminalità iraniana, sempre con il commercio dell’eroina, prese avvio dalla forte immigrazione sviluppatasi verso la Gran Bretagna e gli Usa dopo la caduta dello scià e proseguita durante la guerra tra Iran e Iraq. Per gli italiani l’interesse primario è volto alle possibilità di riciclaggio di denaro sporco offerte ancora oggi dal sistema finanziario inglese ( si calcola che ogni anno nel paese vengano riciclati diverse decine di miliardi di sterline). Sono passati più di venti anni da quando, nel luglio 1995,  la Commissione per gli Affari Interni presentò alla Camera dei Comuni la relazione in cui si metteva in guardia per il pericolo di inquinamento del sistema finanziario da quella che veniva indicata genericamente “vodka connection”. La mafia russa stava creando in Inghilterra una base per il riciclaggio, oggi, ampiamente ramificata.

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).