I porti pugliesi e l’assalto dei trafficanti di droghe


Nel solo mese di dicembre 2016, secondo i dati statistici elaborati il 10 gennaio scorso dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (Dipartimento della Pubblica Sicurezza) sull’attività di contrasto al narcotraffico svolta dalle forze di polizia e dalle dogane, sul totale di 11.598,354kg di stupefacenti sequestrati, ben 9.305,804kg erano di marijuana. La conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, di come questa sostanza sia la droga in assoluto più richiesta dal mercato ma anche un altro aspetto, non meno importante, di come ci sia una parte del territorio nazionale, i vari approdi lungo la costa pugliese, che risulta particolarmente coinvolta nel traffico di marijuana proveniente dall’Albania. Basti pensare che oltre 5 tonnellate di questa droga, sul totale di dicembre (9.305kg), sono state intercettate dalle forze di polizia nei porti o lungo i litorali di Bari (1.387kg), Brindisi (2.006kg), Lecce (1.520kg) e Foggia (100kg). Quantitativi che, sommati ai sequestri effettuati nel restante periodo dell’anno nelle suddette province, portano a 22.500kg di marijuana, ossia il 57% sul totale nazionale di oltre 39mila kg. Sono quelli della Puglia, dunque, gli “approdi” privilegiati dai trafficanti albanesi che si sono ben insediati nelle zone stabilendo eccellenti rapporti di affari con gruppi della malavita locale, anche organizzata.

Ora, non c’è dubbio che la vicinanza delle coste albanesi con quelle italiane e l’impiego di veloci imbarcazioni utilizzate dai trafficanti consentono frequenti viaggi con consistenti quantitativi di droga ( anche di sigarette di contrabbando e di esplosivo,) ma quantitativi così rilevanti di marijuana intercettati dalle forze di polizia non si erano mai registrati. Nel 2009, ad esempio, in tutte e quattro le province sopra indicate i sequestri complessivi di marijuana furono poco più di 650kg e, quasi tutti frazionati nei quantitativi che solo in tre operazioni superarono i cento chilogrammi. Nel 2014 la situazione cambia con sequestri complessivi “importanti” di marijuana sia a Bari (3.623kg di cui oltre 2.500kg in sole due operazioni), a Lecce (1.854kg) e a Brindisi (1.382kg di cui 990 in una sola attività di polizia giudiziaria). Va anche detto che è l’anno in cui anche i due porti siciliani di Catania e di Ragusa vengono “investiti” da alcuni ingenti carichi di marijuana che vengono sequestrati per complessivi, rispettivamente, 4.140kg e 7.2877kg. Si tratta, naturalmente, di canali di ingresso sul territorio nazionale che vengono sperimentati dalle varie organizzazioni dei narcotrafficanti alla ricerca continua di itinerari meno rischiosi, cercando di sfruttare situazioni locali favorevoli come, ad esempio, una allentata vigilanza nei porti e nelle zone costiere in generale per carenza di risorse umane  o anche una disattenzione, dolosa o colposa, di chi è deputato a svolgere prevenzione e repressione nel settore del narcotraffico.

Ma, tornando alla costa pugliese, nel 2015 i sequestri di “maria” non furono particolarmente significativi ad esclusione di Bari con i suoi quasi 2.000kg intercettati ( di cui 1.600kg in un colpo solo). Infatti, a Brindisi polizia e carabinieri sequestrarono poco più di 166kg di marijuana , a Foggia circa 440kg (390kg in una sola operazione) e a Lecce 685kg (612kg in una operazione). Il dato del 2016, dunque, da una parte mette in rilievo una accresciuta capacità di intervento delle forze dell’ordine ( che ci auguriamo sia duratura), dall’altra conferma la straordinaria vitalità dei trafficanti e la forte domanda di questa droga che permane nonostante tutte le problematiche sociali, in primis la disoccupazione giovanile, che affliggono il nostro paese. Disoccupazione che, talvolta, può indurre anche a trasformare la propria abitazione in una serra di marijuana come è capitato al trentaseienne arrestato dalla polizia di Trieste il 17 gennaio scorso mentre era indaffarato, nel soggiorno, tra tubi d’aereazione e impianto di irrigazione, a curare trentacinque piante di cannabis.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).