
07.03.25 – Lo studio è stato pubblicato su Journal of Neuroscience, condotto dalla dottoressa Amy Griffin della Delaware University. La volontà principale prefissata dai ricercatori è di individuare sistemi e trattamenti sofisticati che possano permettere di tenere sotto controllo gli effetti sortiti dalla patologia.
Nel corso dell’approfondimento è stato registrato come l’esposizione all’alcol dei ratti – al momento di una fase della crescita che in anni umani corrisponde ad un’età compresa tra il sesto e il nono mese – sia capace di danneggiare specificamente le regioni cerebrali relative alla memoria lavorativa e ai processi decisionali. Il fondamentale step successivo ha riguardato l’analisi e la registrazione degli apparati cerebrali dei ratti una volta diventati adulti, proprio nel corso dello svolgimento di funzioni relative ai processi decisionali.
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