
14.10.24 – Ha assunto dei “funghetti allucinogeni” e in preda a uno stato di forte alterazione si è amputato il pene e lo ha messo in barattolo pieno di neve e terriccio. La storia la racconta il Daily Mail. L’uomo, 37 anni, avrebbe mangiato quattro o cinque funghetti alle 21. Poco dopo, è entrato in uno stato di psicosi e ha compiuto l’atto estremo: ha preso un’ascia e ha tagliato il suo pene in diverse parti. Tutto si è svolto mentre il 37enne si trovava in vacanza in Austria.
La psilocibina è una sostanza psicoattiva presente in alcuni tipi di funghi allucinogeni, comunemente noti come “funghi magici”. Questi funghi, appartenenti a generi come Psilocybe, Panaeolus, Inocybe e Stropharia, sono stati utilizzati per secoli in diverse culture per scopi rituali e spirituali.
La psilocibina agisce legandosi a specifici recettori della serotonina nel cervello, in particolare i recettori 5-HT2A. Questa interazione provoca una serie di effetti neurologici che si traducono in un’esperienza psichedelica caratterizzata da:
- Alterazioni della percezione: colori più intensi, forme che si muovono e si deformano, sinestesia (percezione di un senso attraverso un altro, come “vedere” suoni).
- Modificazioni dello stato d’animo: euforia, senso di connessione con l’universo, introspezione profonda.
- Dilatazione del tempo: i minuti possono sembrare ore.
- Pensatori magici: idee e pensieri possono apparire collegati in modo non convenzionale.
La sindrome di Klingsor è un termine psicologico e psichiatrico che descrive un comportamento autolesionistico estremo, spesso con implicazioni sessuali o genitali. Deriva dal personaggio mitologico di Klingsor, presente nell’opera di Richard Wagner Parsifal, un cavaliere che, incapace di contenere i suoi impulsi sessuali, si autocastra per raggiungere uno stato di purezza.
Questa sindrome viene associata a comportamenti di mutilazione sessuale, in cui la persona, motivata da un senso patologico di colpa o da disturbi psicotici, danneggia i propri organi genitali. È strettamente legata a disturbi psichiatrici gravi, come la schizofrenia paranoide o episodi di deliri religiosi o sessuali, in cui l’individuo crede di dover punire o purificare il proprio corpo attraverso l’autolesionismo.
Non è una diagnosi clinica ufficialmente riconosciuta, ma il termine viene talvolta usato in contesti psichiatrici per descrivere un particolare quadro di autolesionismo severo, spesso legato a una visione distorta della sessualità e del corpo.
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