
20.07.22 – Lo hanno segnalato gli esperti durante il seminario internazionale “RespiraMi: Recent Advances on Air Pollution and Health”, svoltosi a Milano. I dati fanno parte di uno studio, eseguito per la prima volta in Italia su poco meno di due milioni di persone, monitorate per un lasso di tempo pari ad otto anni, che è riuscito a quantificare l’impatto sulla salute mentale dell’esposizione cronica al particolato fine e ultrafine e dell’inquinamento atmosferico.
I dati segnalati fanno parte di uno studio, eseguito per la prima volta in Italia su poco meno di due milioni di persone, monitorate per un lasso di tempo pari ad otto anni, che è riuscito a quantificare l’impatto sulla salute mentale dell’esposizione cronica al particolato fine e ultrafine e dell’inquinamento atmosferico. Secondo quanto emerso dalla ricerca, per ogni incremento relativo a circa 1 microgrammo per metro cubo nella esposizione a particolato fine (PM2.5), il rischio di soffrire di depressione aumenta, come detto, del 13%, mentre quello legato a disturbi d’ansia del 9% e di schizofrenia del 7%, in special modo considerando la fascia d’età 30-64 anni.
Allo stesso modo, hanno segnalato gli esperti, è stata riscontrato un legame tra la presenza di smog e l’aumento delle prescrizioni di farmaci antipsicotici, antidepressivi e stabilizzanti dell’umore, in salita fino al 4%. E non solo, perché secondo quanto emerso, quando la qualità dell’aria nelle città è più scarsa, può aumentare anche il rischio che peggiorino eventuali malattie psichiatriche già esistenti. Un altro studio condotto in Italia su pazienti con depressione bipolare, infatti, ha fatto segnalare come, nei giorni di particolato atmosferico in quantità elevate, la probabilità legata a ricoveri per episodi maniacali può, persino, quadruplicare.
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