16.05.22 – Parla Luigi Salvatico, psicologo e terapista: “Dedicate tempo e attenzione ai figli, solo così si potrà contrastare la violenza provocata dallo strumento virtuale”

Un ragazzo su 5 è a rischio gaming, cioè l’abuso di tempo passato ai videogiochi che compromette salute, rapporti sociali e provoca allontanamento dagli affetti.
Questi i dati elaborati da uno studio internazionale realizzato nel 2019 dal Cnr insieme all’Università di Padova e all’australian Flinders University, su un campione di 90 mila studenti sedicenni di 30 Paesi europei. Un dato sicuramente cresciuto dopo questi due anni di pandemia che hanno favorito l’uso e l’abuso di videogiochi. Letteralmente chiusi in casa e senza altro tipo di svago, bambini e adolescenti hanno trovato nei giochi virtuali una valvola di sfogo e l’unico modo per interagire con gli amici durante questo periodo di restrizioni e isolamento. Da cosa si capisce se la dipendenza è patologica? E come possono intervenire i genitori? Lo abbiamo chiesto a Luigi Salvatico, psicologo-psicoterapeuta, presidente del Comitato Etico A.O. S. Croce e Carle Cuneo, ASL CN1, CN2 e Asti.
 
“I due anni di pandemia, l’isolamento sociale e il lockdown hanno trovato tutti impreparati, anche noi specialisti. La socializzazione è stimolo all’apprendimento e nutrimento per la crescita evolutiva dell’essere umano, ma anche ricerca dei nostri limiti. Tutto questo ai bambini, e soprattutto agli adolescenti, è mancato. I videogiochi non sono solo un passatempo, ma sono diventati un vero e proprio rifugio per molti ragazzi, spesso lasciati a casa da soli perché i genitori andavano a lavorare, mentre loro non potevano neanche uscire di casa. Il gioco è diventato l’unico canale di comunicazione con loro stessi e con gli altri per superare noia e stanchezza”.

Copia integrale del testo si può trovare sul sito fonte, al seguente link.

 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay