23.07.21 – Per chi soffre di fibrillazione atriale, l’aritmia più comune in particolare nella terza età, meglio evitare gli alcolici. O almeno ridurne al minimo l’assunzione. Questa semplice misura potrebbe aiutare a limitare il rischio futuro di andare incontro ad un ictus cerebrale (la presenza dell’aritmia aumenta anche fino a cinque volte questo pericolo rispetto alla popolazione generale) in rapporto a quanto si osserva nei soggetti che invece continuano a bere.
A sostenerlo è una ricerca condotta in Corea, su una banca dati nazionale che ha coinvolto quasi 98.000 persone con fibrillazione atriale, di cui più di un terzo erano bevitori, pubblicata su European Heart Journal.
Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università della Corea in collaborazione con quelli dell’ateneo di Liverpool. Durante i cinque anni di osservazione – stiamo parlando di soggetti che avevano avuto una diagnosi di fibrillazione atriale – sono stati osservati 3120 casi di ictus cerebrale. Astemi e non consumatori di alcolici sono risultati associati ad un minor rischio rispetto a chi beveva con una certa regolarità
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