10.04.21 – Sconcerto, almeno in chi scrive, hanno suscitato le polemiche sollevate alcuni giorni fa da alcuni esponenti politici del centrodestra in merito alla attribuzione della delega sulle politiche antidroga alla ministra per le politiche giovanili Fabiana Dadone in quanto “notoriamente antiproibizionista” e firmataria, tra l’altro, di alcune proposte di legge per la legalizzazione ( legalizzazione e non liberalizzazione) della cannabis.

“Scandaloso”, dunque, secondo questi politici che sulla lotta alla droga sia stata individuata una persona che, comunque, conosce la materia mentre, da circa dodici anni, la politica in generale si è sostanzialmente disinteressata dei problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti non essendo mai stata convocata, per esempio, quella conferenza nazionale  ( l’ultima risale, appunto al marzo del 2009) che doveva tenersi a cadenza triennale come prevede il Testo Unico sule droghe 309/1990.

In realtà, sulle droghe c’è sempre stata molta ipocrisia di buona parte della classe politica  e se da un lato ci sono leggi nazionali e convenzioni internazionali che impongono in molti Stati azioni incisive di prevenzione di repressione, in effetti, in molti paesi si è fatto (si fa) poco per impedire  concretamente il traffico e il consumo di stupefacenti per il semplice motivo che le loro economie si sostengono anche grazie al narcotraffico. E in Italia, e lo stesso vale in ambito UE, lo ricordiamo, i proventi stimati del narcotraffico ( diversi miliardi di euro l’anno) fanno parte, sin dal 2014, con una direttiva UE, del Pil nazionale.

Allora, anziché ”scandalizzarsi” perché la competenza sulle droghe viene affidata alla “antiproibizionista” Ministra per le Politiche giovanili, bisognerebbe scandalizzarsi per quanto avviene nei paesi produttori di stupefacenti (Colombia, Perù Bolivia, Messico, Libano Albania, Marocco, Afghanistan, Myanmar, Thailandia ecc..) dove continuano ad estendersi le coltivazioni di foglie di coca, di papavero da oppio, di piante di cannabis, nonostante le tanto reclamizzate campagne di eradicazione che almeno in alcuni di quei paesi vengono attuate periodicamente, da decenni, senza mai arrivare alla soluzione definitiva del problema che uno Stato che veramente volesse avrebbe potuto attuare.

La droga è una miniera di denaro che in parte va a creare attività solo apparentemente lecite che hanno anche la funzione di coagulare il consenso sociale e consentire il controllo del territorio. Una parte di questo denaro, poi, va a governanti corrotti che non hanno attuato mai vere politiche di contrasto al narcotraffico, mentre una terza porzione di soldi sporchi va a finanziare gruppi terroristici che vogliono destabilizzare gli Stati governati da istituzioni democratiche. In Italia, nonostante una accentuata disattenzione della politica sul tema della diffusione notevole degli stupefacenti, si registra, anche in questo lungo periodo di grave emergenza sanitaria, un buon impegno delle forze di polizia nel contrasto di un fenomeno criminale che, lo ripetiamo, è pressoché fuori controllo.

Così, in questi primi tre mesi del 2021, sono significativi i dati, elaborati in questi ultimi giorni sulla repressione, dalla DCSA e relativi al primo trimestre del 2021: ben 14.055 i chilogrammi di stupefacenti complessivamente sequestrati in tutto il paese – bilancio di 5.537 operazioni antidroga – di cui 98kg di eroina ma ben 4.242kg di cocaina ( 3.300kg solo nel porto di Gioia Tauro sotto il controllo perenne della ‘ndrangheta), 3.362kg di hashish, 5.023kg di marijuana, 17.662 piante di cannabis e addirittura 1.320kg di “altre droghe” che comprendono, tra l’altro, khat, bulbi di papavero ecc… Un trend, quello dei sequestri di cocaina che potrebbe portare a superare il record delle oltre 12 tonnellate registrato nel 2020.

 

Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).