25-04-20 – El Salvador, in relazione alla sua posizione strategica nell’America centrale è, da anni, un’area di fondamentale importanza per il trasporto degli stupefacenti dal Sud America al Nord e, in misura minore, in Europa. Il bilancio annuale nell’azione di contrasto appare, tuttavia, ancora modesta se si pensa alle circa 16 ton. di stupefacenti sequestrate nel 2019 – un quantitativo, comunque, decisamente superiore ai sequestri degli anni passati che, mediamente, si attestavano intorno a due tonnellate circa – in confronto alle dimensioni del narcotraffico che godrebbe anche di “coperture” politiche. E’ quanto ha dichiarato il presidente della Repubblica Nayib Bukele nel febbraio scorso, in occasione della cerimonia di giuramento di agenti della Polizia Nazionale Civile, sottolineando come alcuni politici proteggerebbero non solo alcune pandillas ma anche i narcotrafficanti. Che il presidente Bukele, ex sindaco della capitale, non avrebbe avuto un compito facile sul fronte della sicurezza lo si era capito sin dal momento in cui si era insediato,a giugno del 2019, dopo aver vinto le elezioni come indipendente – ma appoggiato dal partito Grande Alleanza per l’Unità Nazionale – e sotto i colori del FMLN (Fronte Farabundo Martì por la Liberacion Nacional). Il Paese, alla fine del 2019, con un rapporto di 36 omicidi per 100mila abitanti (fonte InSight Crime, 2020) si è posizionato ancora tra i più violenti al mondo, una graduatoria non invidiabile ( una posizione, tuutavia, migliore di quella degli ultimi anni ed in particolare del 2014 e del 2015 quando il rapporto era stato, rispettivamente, di 68 e 115 omicidi per 100mila abitanti) dove, peraltro, non vengono conteggiate le centinaia di persone “scomparse” e mai più ritrovate. Gran parte della violenza è attribuibile agli scontri tra le due bande storiche della Mara Salvatrucha (MS13) e della M18 (nota anche come Barrio 18) e la Polizia. Circa cinque anni fa si registrò un tentativo di costituire un fronte unico tra le due maras ( dopo un tentativo di tregua del 2012) per una “forza” che avrebbe dovuto indicarsi come Mara503 (il numero è il prefisso di El Salvador) per realizzare un minimo di coordinamento ed una maggiore capacità di contrasto alla polizia e alle forze militari che proprio nel 2015 avevano intensificato l’azione repressiva. Le attività estorsive, lo spaccio su strada di stupefacenti,le rapine, i furti e gli omicidi su commissione, sono appannaggio esclusivo di queste pandillas mentre il traffico di consistenti quantitativi di cocaina provenienti dalla Colombia e in gran parte in transito sul territorio salvadoregno sono riservati ai narcos specializzati nel settore, i “trasportatori” della organizzazione dei Los Perrones e dei Texis. Questi ultimi, in particolare, per svolgere con tranquillità la loro attività hanno privilegiato, sistematicamente, la corruzione di politici, poliziotti e magistrati. Emblematica a riguardo la vicenda risalente al 2015 in cui rimase coinvolto persino l’ex presidente Francisco Flores, destinatario di un mandato di cattura per corruzione e deceduto nel 2016 mentre era agli arresti domiciliari. I Los Perrones, un tempo abili contrabbandieri di alimenti, abbigliamenti e merci varie, da diversi anni hanno messo da parte questa attività per quella più remunerativa di “azienda” di trasporto di cocaina da un confine all’altro del Paese. Anche in questo caso gli eccellenti rapporti con politici locali e imprenditori hanno garantito una buona “copertura” al gruppo. Nel panorama criminale vengono segnalati i “tumbadores” (ladroni) , in generale persone che hanno pregresse esperienze di lavoro come camionisti e che si organizzano per rubare carichi di droga in vere e proprie imboscate agli autocarri in transito sulle strade. L’auspicio è che il presidente Bukele con la determinazione ed il coraggio che ha manifestato in questi nove mesi nella sua azione di governo riesca ad eliminare le tante “incrostazioni” che ci sono nella politica e nei vari apparati pubblici.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
